Coronavirus, altro che svuotacarceri

Milano (Giornale - Luca Fazzo), 3 novembre 2020

Poche le uscite, mancano i braccialetti, e un focolaio a Opera

Uno svuota carceri che non svuota niente: il decreto annunciato dal ministro della Giustizia, Alfonso Bonafede per fronteggiare l'emergenza 'Covid-19' all'interno degli Istituti penitenziari si sta rivelando, alla prova dei fatti, quasi ininfluente sulla situazione di San Vittore, Opera e Bollate, le tre strutture detentive milanesi.
Le prime due sono state investite anche dalla seconda ondata, ma dovranno continuare a fare i conti con la situazione di affollamento che è il più micidiale brodo di coltura per il 'Covid-19'; anche se sia in cella sia all'ora d'aria è obbligatorio l'uso della mascherina (che viene tra l'altro sostituita ogni giorno), il contatto ravvicinato, soprattutto durante i pasti, è un fattore di rischio quasi insormontabile.
Il focolaio più recente è stato quello scoppiato nel reparto di Opera che ospita i cosiddetti 'Articolo 21' (i detenuti che escono di giorno per lavorare), dopo la positività di uno di loro, sono stati tamponati tutti, e i cinque risultati positivi sono stati trasferiti a San Vittore, dove con il riesplodere dell'epidemia è stato riaperto l'Hub per i malati di 'Covid-19' che fa da centro di accoglienza per tutta la Regione.
Nel frattempo, il reparto di Opera (e quello contiguo, che ospita i cosiddetti 'semi-liberi') è stato blindato, con la sospensione delle uscite fino al secondo tampone; però, proprio i semi-liberi saranno tra i pochi ad avere vantaggi concreti dal decreto che giovedì scorso (29 ottobre 2020, ndr) il ministero della Giustizia ha varato per limitare l'impatto della seconda ondata sulle carceri.
La norma prevede che i semi-liberi possano chiedere una serie di licenze, anche sopra il tetto massimo previsto, e di fatto trasferirsi nella propria abitazione fino alla fine dell'anno.
Già sabato scorso (31 ottobre 2020, ndr) il tribunale di Sorveglianza ha ricevuto una ondata di richieste provenienti da Opera e, una volta verificata l'assenza di controindicazioni, i detenuti potranno abbandonare il carcere: il reparto semi-liberi verrà praticamente svuotato.
Decisamente più modesto si annuncia l'impatto della seconda misura, che prevede la concessione degli arresti domiciliari a chi ha meno di diciotto mesi di pena ancora da scontare; in realtà si tratta di un rinnovo della norma che, raccogliendo anche le richieste dei detenuti, era stata varata in primavera e che già allora nelle carceri milanesi aveva inciso poco: chi poteva uscire era uscito allora, così adesso le uniche domande a venire esaminate dal tribunale di Sorveglianza saranno le istanze dei detenuti che hanno maturato nel frattempo il requisito dei diciotto mesi di pena residua; ma qua si andrà a sbattere contro un altro ostacolo: la disponibilità dei braccialetti elettronici, che il detenuto deve accettare per ottenere i domiciliari, ma i braccialetti scarseggiano, e la lista d'attesa per vedersene assegnare uno a Milano dura in genere parecchie settimane, e fino ad allora l'aspirante resta in carcere.
Per questo il decreto prevede che entro dieci giorni si faccia il censimento dei braccialetti necessari, per avviare l'approvvigionamento; se i tempi saranno i soliti, arriveranno (si spera) a pandemia finita.