Boss scarcerati, affondo di Maresca

Napoli (Mattino - Giuseppe Crimaldi), 27 aprile 2020

Per il pm: "Cortocircuito e confusione del Dap"

Il tema è troppo serio per essere affrontato per "tifoserie": la fragilità del sistema di detenzione in Italia ha mostrato tutte le sue crepe con il diffondersi della pandemia. "Ed è per questo - spiega al "Mattino" Catello Maresca, il pm che con i colleghi del pool diede la caccia ai Casalesi - che va fatta finalmente chiarezza, altrimenti si rischia di fare confusione e cattiva informazione".
Temibilissimi boss mafiosi scarcerati. Tra loro c'è pure una vecchia conoscenza della Dda di Napoli: quel Pasquale Zagaria, fratello del super boss Michele, considerato la mente economica dei Casalesi, messo ai domiciliari per motivi di salute perché rischierebbe il contagio in carcere. "Nel nostro sistema penitenziario il Dipartimento dell'amministrazione penitenziaria si occupa della gestione delle carceri, mentre la valutazione sul tipo di pena spetta, invece, alla magistratura. L'emergenza sanitaria Coronavirus ha provocato un cortocircuito istituzionale ed un rimbalzo di responsabilità tra Dap e magistrati".
I tribunali sono stati inondati di istanze di scarcerazione fondate sul rischio da infezioni, "sostenute - prosegue Maresca - anche da una errata interpretazione di linee guida fissate dal Pg della Cassazione, ispirate sul giusto principio di alleggerimento del numero dei detenuti".
Qualcuno ci ha marciato, approfittandone e insinuandosi nelle pieghe di questo caos? Probabile. "Perché - aggiunge il magistrato - molte di queste istanze sono totalmente infondate e sono state rigettate, mentre altre sono basate invece su pregresse patologie del detenuto: patologie, si badi bene, fino al momento precedente all'epidemia non sufficienti per richiedere la scarcerazione".
"In questo contesto è arrivata, con l'effetto di una bomba nucleare, la famigerata circolare del Dap del 21 marzo, che ha stilato un decalogo di patologie, oltre alla età superiore ai 70 anni, cui testualmente "è possibile riconnettere un elevato rischio di complicanze", imponendo ai direttori delle carceri di comunicarlo all'autorità giudiziaria. L'effetto è stato quello di trasferire tutta la responsabilità della decisione in capo ai magistrati. Una mossa "ponziopilatesca".
È come dire sostanzialmente che, a prescindere dalle valutazioni concrete sul rischio contagio, il carcere è sempre luogo a rischio per i detenuti e che, quindi, il Dap non si assume la responsabilità per ciò che possa accadere a seguito di un contagio". Ed è ciò che è accaduto per Pasquale Zagaria, il caso finora forse più eclatante di tutti. Così è successo quello che tutti avevano l'obbligo di evitare: e bene ha fatto il Guardasigilli e la Commissione antimafia ad attivare le giuste verifiche". Maresca sottolinea anche che "da quanto emerge dal provvedimento della Sorveglianza, il Dap è stato incapace di prevedere e fronteggiare l'emergenza".
Anche perché il pericoloso detenuto avrebbe potuto essere trasferito in altro istituto di pena attrezzato: ma il Dap, dal 9 aprile più volte sollecitato dal Tribunale, ha risposto solo il 23 aprile. E così, non avendo risposta dal Dap (che invece sostiene di averla data in via interlocutoria) dopo 14 giorni, il giudice ne ha disposto la scarcerazione.
"Se questo è il modo di gestire l'emergenza - conclude - non devono stupire le continue scarcerazioni anche di pericolosi mafiosi. I fatti ci dicono che non sono state adottate dal Dap misure sanitarie ed organizzative idonee. I detenuti più esposti sono stati lasciati dov'erano, e i pochi presìdi sanitari sono stati assolutamente inefficaci. Questo mi rende molto amareggiato e seriamente preoccupato per il futuro del Paese. Le mafie usciranno molto più forti di prima dall'emergenza Coronavirus".


 

Aggiornato il: 27/04/2020