Bonafede libera 5mila detenuti

Roma (Giornale - Gabriele Laganà), 14 dicembre 2020

Ma lascia gli agenti senza mascherine

I detenuti con una pena residua massima di 18 mesi potranno godere del nuovo svuota-carceri temporaneo, pensato dal governo per fronteggiare la diffusione del Coronavirus anche nelle strutture penitenziarie, provvedimento che estende fino al 31 gennaio 2021 la possibilità di usufruire del permesso-premio.
Eppure qualcuno fa presente che i detenuti appaiono più tutelati contro il 'Covid-19' di chi nelle carceri è presente perché ci lavora per i quali non sembrano profilarsi provvedimenti ad hoc all'orizzonte.
Il provvedimento dello svuota-carceri è contenuto nel decreto legge 'Ristori' (appena modificato dalle commissioni Bilancio e Finanze che hanno recepito tre emendamenti giallo-rossi, tra cui figura proprio quello che rinvia la scadenza dal 30 dicembre 2020 al 31 gennaio 2021).
Stando ad alcune stime fornite dal ministero della Giustizia, saranno interessati circa 3mila detenuti a fine pena e altri 2mila che hanno già ottenuto misure di semi-libertà: i primi andranno agli arresti domiciliari, mentre gli altri verranno controllati con il braccialetto elettronico.
Numeri un po' diversi da quelli annunciati da Franco Mirabelli, vicepresidente dei senatori del Partito democratico e capogruppo dem in commissione Giustizia a Palazzo Madama.
Il parlamentare non nasconde la sua soddisfazione e spiega che "per 1.300 persone si apre la possibilità di non tornare a dormire in carcere: è un risultato certamente inferiore a quello che volevamo ottenere, ma senza dubbio questi emendamenti sono migliorativi".
Se le forze della maggioranza sono soddisfatte del provvedimento, di diverso avviso è chi in carcere ci lavora quotidianamente: il segretario generale del Sappe, Donato Capece ritiene che sia "un grave e colpevole errore strumentalizzare la pandemia per creare l'ennesimo svuota-carceri senza introdurre vere riforme strutturali per l'esecuzione della pena".
Il sindacalista afferma che se il governo avesse ascoltato "i nostri campanelli di allarme suonati a inizio pandemia, probabilmente avremmo potuto fronteggiare l'emergenza con i quantitativi necessari di dispositivi di protezione, ovvero caschi, visiere, guanti e mascherine".
In pratica, mentre i detenuti appaiono tutelati contro il Coronavirus anche attraverso lo svuota-carceri, gli operatori sono costretti a lavorare in condizioni difficili nonostante le richieste avanzate; Capece ricorda che fu chiesto al ministro della Giustizia, Alfonso Bonafede di non ritardare gli accertamenti sul personale della Polizia penitenziaria con test ematici e tamponi rapidi ed evidenzia che "in alcune Regioni non sono ancora stati fatti".
Stando ai dati forniti dal Dap, a oggi sono 996 i detenuti contagiati (di cui 913 asintomatici), invece gli operatori e gli agenti penitenziari colpiti dal 'Covid-19' sono 850.
"Forse un qualcosa di diverso per prevenire i contagi in carcere si poteva fare - aggiunge Capece - si potevano, per esempio, riconvertire gli Istituti penitenziari chiusi per un basso numero di detenuti presenti in strutture per la gestione dei detenuti positivi al Coronavirus".
Però in commissione è passato l'emendamento che stanzia 3,6 milioni di euro per pagare gli straordinari agli agenti della Polizia penitenziaria per il periodo che va dal 16 ottobre al 31 dicembre 2020.
"Uno sforzo straordinario da parte del governo", hanno definito l'azione dell'esecutivo le penta-stellate Stella Grazia D'Angelo e Bruna Piarulli, ma il segretario generale della Uil, Gennarino De Fazio ha rammentato che il governo nega agli agenti penitenziari il riconoscimento dell'infortunio sul lavoro per chi contrae il 'Covid-19' durante il servizio.
 

Aggiornato il: 16/12/2020