Al Cpr profughi in rivolta tentano la fuga

Milano (Libero - Enrico Paoli), 13 ottobre 2020

Danni ai locali, estintori contro la Polizia e 4 feriti

Settanta in questi giorni, a fronte di una capienza massima di 140 posti, tutto dipende dal numero degli sbarchi e dalle richieste che arrivano dagli altri centri della penisola, dove il numero degli immigrati ospitati da rimpatriare supera il limite previsto; vista la tendenza di queste settimane (a Lampedusa, anche ieri, ci sono stati altri arrivi), il Centro d'Identificazione ed Espulsione degli immigrati clandestini di via Corelli, potrebbe raggiungere la soglia massima in breve tempo. Anche se non è necessario il "tutto esaurito" per registrare episodi di violenza. Ieri pomeriggio, all'interno della struttura del ministero, è scoppiata una dura protesta da parte degli immigrati clandestini, alcuni dei quali hanno pure tentato la fuga.
I cosiddetti 'ospiti', per lo più tunisini, che si trovano in due settori della struttura, hanno inscenato una violenta rivolta lanciando gli estintori contro gli agenti della Polizia e i Carabinieri, dando fuoco ai materassi; la situazione, decisamente ad alto rischio, ha richiesto l'intervento delle forze dell'ordine, in assetto anti sommossa, che hanno riportato la situazione sotto controllo; nel corso della contestazione due immigrati di 22 e 23 anni, sono rimasti feriti in condizioni non gravi e sono stati portati all'ospedale Fatebenefratelli, mentre altri due sono stati medicati sul posto dai sanitari del 118.
Dall'apertura del Centro, circa due settimane fa, sono state alcune decine i migranti rimpatriati nei Paesi con cui l'Italia ha stipulato accordi, alla faccia di quanti, nel centrosinistra in modo particolare, ne hanno ritardato l'apertura prima, ricorrendo a tutti i mezzi possibili e immaginabili, e osteggiato il suo impiego, una volta aperto.
Le proteste di piazza dei consiglieri comunali che sostengono la giunta di centrosinistra, guidata dal sindaco, Beppe Sala, contro il Cpr, sono state la prova evidente di quanto sia ondivaga, per non dire poco chiara, la linea del Pd in materia d'immigrazione; il cortocircuito politico-mediatico ha costretto il primo cittadino del capoluogo lombardo ad assumere una posizione terza rispetto alla struttura, sostenendo le ragioni del governo, ma rivendicando i motivi che hanno indotto l'esecutivo Conte a ridurre i tempi di permanenza all'interno dei Cpr.
Va dato atto al ministro dell'Interno, Luciana Lamorgese, di aver tenuto fede agli impegni presi, avendo sostenuto e difeso la realizzazione del centro, anche in tempi non sospetti e ora che il governo ha modificato, in peggio ovviamente, i cosiddetti decreti sicurezza due leggi volute dall'ex ministro dell'interno e leader della Lega, Matteo Salvini, tra il 2018 e 2019, che hanno salvato i Cpr il centrosinistra dovrà prendere atto del valore, in termini di sicurezza e legalità, della struttura di via Corelli. Gli interventi della maggioranza sui decreti sicurezza prevedono che gli stranieri trattenuti nei Centri di permanenza per il rimpatrio, ex Cie (Centro di identificazione ed espulsione), in attesa di essere rimpatriati, potranno essere trattenuti fino a un massimo di 90 giorni (precedentemente potevano essere ospitati nelle strutture per un massimo di 180 giorni), con una possibile proroga di ulteriori 30 giorni per coloro che provengono da nazioni con cui l'Italia ha accordi di rimpatrio; in questo caso si ritorna a una situazione precedente a quella dell'approvazione del decreto sicurezza e introdotta però la flagranza in differita per chi organizza proteste e danneggiamenti all'interno dei Centri per il rimpatrio, questa norma non era presente nel decreto sicurezza.
Via Corelli dunque c'è, resterà in servizio permanente effettivo e la nuova norma sarà subito applicata ai rivoltosi.
Secondo l'assessore regionale alla Sicurezza, Riccardo De Corato, facendo riferimento ai dati elaborati da Orim e Polis Lombardia, sul territorio lombardo sarebbero presenti più di 112mila immigrati clandestini: "Numeri decisamente alti», sottolinea da tempo l'assessore, che ritiene «necessario l'accompagnamento coattivo alla frontiera". Proprio per questa ragione l'esponente della giunta guidata dal governatore Affilio Fontana si è sempre battuto per l'apertura del centro di via Corelli, salutando l'inaugurazione della struttura come una grande vittoria.
"Qualcuno sostiene che i Cpr come quello da poco riaperto in via Corelli siano luoghi di detenzione inumani - afferma l' eurodeputato milanese di Fratelli d'Italia Carlo Fidanza - la protesta messa in atto da alcuni migranti, dimostra quanto siano necessarie strutture in grado di controllare chi arriva in Italia e non rispetta le regole. Questo ennesimo episodio di violenza conferma la necessità del Cpr di via Corelli".

Aggiornato il: 15/10/2020