Agenti e detenuti positivi al Covid-19

Roma (rainews.it), 22 marzo 2020

Una trentina gli agenti penitenziari contagiati

"Purtroppo sono una trentina in tutta Italia gli agenti penitenziari e oltre una decina i detenuti positivi - sottolinea il segretario del Sindacato di Polizia penitenziaria, Aldo Di Giacomo; il lavoro del personale continua a svolgersi senza mascherina perché i direttori lo impongono per evitare - dicono - di creare ulteriore allarmismo nella popolazione carceraria". E aggiunge - che "dopo i disordini delle scorse settimane dovuti allo stop di visite ai detenuti da parte di parenti e amici -come da nuove disposizioni - "siamo di fronte a una situazione di calma apparente e tanto meno sarà sufficiente l'arrivo del migliaio di nuovi agenti che dovrebbero essere formati e non mandati allo sbaraglio".
Screening per gli agenti penitenziari, è la richiesta avanzata dal Sappe "per la valutazione e l'individuazione della possibile contaminazione da Coronavirus da parte degli operatori della Polizia penitenziaria, esposti quotidianamente al rischio contagio nelle proprie attività di controllo della popolazione detenuta - sottolinea il sindacato - in violazione di quanto previsto dall'Oms: impossibile, per esempio, rispettare la distanza di sicurezza tra persone e grave è la carenza di dispositivi di protezione individuali".
Da qui, dunque, la richiesta di "valutare la possibilità di effettuare tamponi naso-faringeo oro-faringeo a tutti gli operatori della Polizia penitenziaria e a tutti gli operatori (sanitari e civili) che abbiano contatto giornaliero con la popolazione detenuta; test rapidi come l'Antibody Determination, kit, o comunque altri test rapidi autorizzati per lo screening del Coronavirus, al fine di campagne di massa".
"Il problema dell'epidemia nel carcere non riguarda e non riguarderà solo il carcere, ma tutti noi, siamo di fronte al rischio di un'epidemia esplosiva; con un 130 per cento di sovrappopolazione carceraria, di media, significa che ci sono Istituti penitenziari che hanno una sovrappopolazione del 150-160 per cento, e non ci sono strumenti sanitari adeguati interni alle carceri, e allora rispetto a un'epidemia occorre capire come prevenire l'esplosione di una bomba atomica sanitaria che ricadrebbe sull'intera comunità".
Lo ha detto il presidente dell'Unione delle Camere penali, Gian Domenico Caiazza: "Occorre prevenire il disastro, noi abbiamo proposto l'applicazione di una legge che già esiste, ossia far scontare in detenzione domiciliare chi ha un residuo di pena inferiore ai 18 mesi, semplificando la procedura dei Tribunali di sorveglianza; il Governo ha seguito questo suggerimento ma poi lo ha sorprendentemente condizionato all'applicazione del braccialetto elettronico e tutti sanno che i braccialetti elettronici non ce ne sono disponibili nel numero, nemmeno lontanamente necessario".
"Stiamo ampliando possibilità di comunicazione, le misure restrittive adottate per contenere il dilagare dell'epidemia pongono, tra le altre, anche una grande difficoltà ai detenuti perché non potranno ricevere le visite dei propri congiunti". Lo dichiara Mauro Palma, Garante nazionale dei diritti delle persone detenute o private della libertà, il quale rivolge un appello alla popolazione detenuta: "Mi rivolgo proprio a voi detenuti per dirvi che capisco la vostra contrarietà, ma vi assicuro che si stanno ampliando tutte le possibilità di comunicazione con i vostri cari, anche dotando gli istituti di telefoni cellulari disponibili, oltre che di mezzi per la comunicazione video, tutti noi Garanti, nazionale e locali, controlleremo che queste possibilità siano effettive e siamo disponibili a spiegare negli istituti che questa situazione è una necessità per difendere la salute di tutti, la vostra, quella dei vostri cari e di chi in carcere lavora, e anche di tutti noi".
"I provvedimenti assunti dal Governo per fronteggiare l'emergenza da contagio Covid-19 e riguardanti la situazione delle carceri rischiano di risultare, alla prova dei fatti, del tutto inadeguati". Lo sottolineano i vertici di Magistratura Indipendente. "La platea dei potenziali destinatari è costituita, in larga parte, da detenuti che, espiando brevi pene detentive residue, avrebbero già potuto accedere alle misure esistenti, se questo non è accaduto, è perché si tratta, in genere, di detenuti già ritenuti pericolosi, o senza risorsa alcuna in ambiente extra-murario, ai quali dunque neppure il nuovo rimedio sarà applicabile; la concessione della nuova misura dipende poi - escluse le sole pene minime - dall'effettiva messa a disposizione dei braccialetti elettronici, già in passato rivelatasi una criticità insuperabile", ricorda Magistratura Indipendente.