A San Vittore una guerra di parole

Roma (Osservatore Romano - Ilaria Pennacchini), 17 novembre 2019

Sfida tra detenuti e studenti universitari in carcere

Tutti possono diventare perfetti oratori con un po' di pratica, l'impegno e la conoscenza di qualche semplice, ma oculata, strategia. È il presupposto di "Guerra di Parole", un'iniziativa promossa da "PerLaRe" (Associazione Per La Retorica, sostenuta da Toyota Motor Italia), che vede "scontrarsi" carcerati e studenti universitari in una competizione educativa a colpi di dialettica.
Il format #Guerradiparole - vincitore del premio "Prodotto Formativo 2016" - ha come obiettivo quello di promuovere l'autocontrollo e l'esercizio della parola, due strumenti indispensabili per far valere le proprie ragioni e gestire civilmente, senza ricorrere all'uso della forza, qualsiasi situazione di contrasto. Portare il gioco nelle carceri, così come collocare detenuti e studenti sullo stesso piano, non solo è un buon modo per mantenere vivo il contatto tra il mondo esterno e quello del carcere, ma è anche l'occasione per creare un ponte - quello del dialogo - che favorisca il reinserimento dei reclusi nel tessuto della società.
Dopo le precedenti edizioni di Roma e di Napoli, il quarto scontro si svolgerà a Milano, il 23 novembre 2019, presso il carcere di San Vittore. Questa volta a sfidare i detenuti saranno i ragazzi dell'Università degli Studi di Milano. Tra gli organizzatori del progetto - supportato da Ferpi (Federazione Relazioni Pubbliche Italiana) - oltre a PerLaRe - da Crui (Conferenza dei Rettori delle Università Italiane, la Casa circondariale di San Vittore, con l'Unione delle camere penali italiane - Osservatorio carcere - e Amici della Nave.
L'idea nasce dal desiderio di riportare l'arte del discorso al centro della formazione degli individui, universitari o detenuti che siano. La discussione (o disputatio), del resto, è uno dei metodi di studio più efficaci nell'apprendimento. Ne erano ben consapevoli i maestri delle università del medioevo, che riconoscevano nella riflessione critica - che scaturisce dalla "quaestio", ovvero la domanda sorta dalla lettura dei testi (la lectio) - il momento in cui l'allievo dimostra, per la prima volta, di saper mettere in pratica le nozioni assimilate. A questo proposito il celebre accademico francese, Jacques Le Goff scriveva: "L'intellettuale universitario nasce nel momento in cui da passivo diventa attivo, quando comincia a mettere in discussione il testo, che è ormai solo un supporto quando si discute, il maestro non è più un esegeta ma un pensatore".
Ebbene, volendo mantenere saldo il legame con la tradizione, la struttura della gara riprende il modello della "disputatio utramque partem" medievale (un esercizio didattico impiegato ancora oggi nella formazione manageriale, mirato a rafforzare l'arte oratoria) che prevede l'assegnazione alle due squadre di una "quaestio": un tema di attualità che esse dovranno difendere o contraddire a seconda del round. Ogni gruppo, infatti, nel primo tempo sosterrà una tesi, che nella seconda parte della gara verrà difesa dalla squadra avversaria. I due round in cui si divide la sfida - ognuno della durata di 15 minuti - saranno aperti e chiusi da un minuto di appello in versione rap.
Quest'anno il tema scelto dagli organizzatori è: "L'opinione pubblica è il sale della democrazia o il dominio del populismo?".
Come per le edizioni precedenti, lo scontro sarà preceduto da quattro incontri formativi (il 24 ottobre, l'8, il 13 e il 21 novembre), ai quali le due squadre devono partecipare separatamente. Durante questi seminari ravvicinati, i due gruppi saranno seguiti personalmente dalla presidente dell'associazione "PerLaRe", Flavia Trupia, dall'attore regista, Enrico Roccaforte e dal rapper, Amir Issaa; in questo modo apprenderanno le tecniche della retorica, del teatro e del rap.
Una giuria di sette "professionisti della parola" - tra cui linguisti, giornalisti e attori - avrà il compito di valutare l'esposizione delle due squadre e di decretare i vincitori in base a tre criteri: il rispetto delle regole, la forza delle argomentazioni e l'uso del linguaggio del corpo. Proprio quest'ultimo, spesso sottovalutato e trascurato dal sistema scolastico e accademico, riveste un ruolo fondamentale nell'esercizio della retorica e costituisce uno dei presupposti per la riuscita di un buon discorso. È uno dei motivi per cui, nelle edizioni precedenti, i giovani studenti universitari, dotati di grandi competenze teoriche ma inesperti sul piano pratico, sono stati battuti dai detenuti, i quali, essendosi formati nella palestra della vita, si muovono e si esprimono con maggiore disinvoltura.
Il carcere di San Vittore sarà, dunque, teatro di uno scontro dialettico tra la teoria e la pratica, tra i banchi di scuola e gli insegnamenti della vita, tra il mondo esterno e la prigione, il cui esito non è assolutamente scontato. Infatti quest'anno - afferma Flavia Trupia - "gli studenti potrebbero stupirci" e riscattare la loro posizione di secondi.