Seminario sulle Case di lavoro

Ovvero, un carcere senza processo.

  • Torino (cr.piemonte - Giovanni Monaco), 13 febbraio 2021

È necessario "rivedere e riconsiderare l'istituto delle misure di sicurezza che, per come oggi sono svolte all'interno delle cosiddette 'Case di lavoro', rappresentano un rudere, un fossile vivente", come ha spiegato l'organizzatore del seminario Bruno Mellano, Garante delle persone sottoposte a misure restrittive della libertà del Consiglio regionale del Piemonte.

Secondo Franco Corleone, Garante della Regione Toscana, si tratta addirittura di "una vera e propria truffa, perché non è accettabile che in Italia ci siano 330 persone rinchiuse in posti che fanno a pugni con la definizione di 'Casa di lavoro': una denominazione che rimanda a un concetto buono, lontano dal luogo carcerario, quando abbiamo solo ex prigioni o ex Opg: quindi non sono case e non c'è lavoro".

L'occasione per una sensibilizzazione sul tema è stato un incontro in video-conferenza, intitolato "Senza casa, senza lavoro: gli internati in misura di sicurezza e il caso Piemonte", organizzato dal Garante del Piemonte. "La regione con 53 internati nella sede di Biella, è sul podio per numero di soggetti interessati: 78 sono in Abruzzo, 54 in Emilia Romagna, 35 in Sicilia, 23 in Sardegna eccetera - ha ricordato Mellano - tra l'altro, la situazione subalpina è ancora più difficile, perché al momento si definisce 'Casa di lavoro' una sezione del carcere di Biella, con la prospettiva incerta di spostare gli internati suddividendoli tra Alba ed Alessandria e sempre in ambito penitenziario"; nelle 'Case di lavoro' vanno le persone considerate socialmente pericolose, non condannate, né processate, e molti interventi hanno messo in luce l'aleatorietà della definizione che talvolta può avere questa decisione.

Per Alessandro Prandi, Garante di Alba: "Gli internati non sono colpevoli, non sono innocenti, sono considerati pericolosi, vengono privati della libertà fino a che questa condizione non cambia, si tratta di persone che spesso non hanno nemmeno avuto un processo; oggi le 'Case di lavoro' hanno celle, sbarre e agenti, sono popolate da disperati, malati di mente, tossicodipendenti, infermi, stranieri senza documenti, persone fragili".

Mauro Palma, Garante nazionale delle persone private della libertà, ha ricordato che "l'attuale 'Casa di lavoro' ha poco di dissimile rispetto alla detenzione e, nel caso di rilascio, le persone si ritrovano a tornare nel loro contesto, ma senza casa e senza lavoro".

D'accordo anche Sonia Caronni, esperta di esecuzione penale e Garante di Biella, che ha ricordato che "si tratta di percorsi di reclusione lunghissimi, che alienano totalmente dalla vita esterna le persone che passano anni e anni all'interno di queste strutture, è risultato quasi impossibile il reinserimento nella società, quando abbiamo provato".

Per Francesco Maisto, Garante dei diritti delle persone private della libertà personale del Comune di Milano "il concetto di pericolosità sociale ha un'inconsistenza scientifica: la domanda a questo punto è assimilando di fatto la pena e la misura detentiva a queste misure restrittive, non è fondato porre una questione di costituzionalità su questo punto?"

Katia Poneti, esperta giuridica presso il Garante della Toscana, ha sottolineato che "i reclusi non sono persone con una carriera criminale, ma molto spesso sono soggetti con gravi problemi personali".

Per Marco Pellissero, docente di Diritto penale dell'Università di Torino "le misure di sicurezza per i soggetti imputabili sono anche una palese truffa delle etichette, specie quando l'esecuzione della misura si identifica sostanzialmente con l'esecuzione della pena".

Infine, Stefano Anastasia, portavoce nazionale dei Garanti regionali e territoriali, ha concluso i lavori sostenendo che "le necessità di contenere la marginalità è frutto di una cultura penalistica e giuridica del secolo scorso, che è da considerare incompatibile con i princìpi costituzionali, attualmente decontestualizzata rispetto alla 'Casa di lavoro' che si pensava di realizzare e, quindi, si dovrebbe semplicemente cancellarla".

Sono intervenuti anche Valeria Quaregna, responsabile degli educatori del carcere di Biella, che ha confermato le gravi problematiche gestionali degli internati e Pierpaolo D'Andria provveditore dell'Amministrazione penitenziaria di Piemonte, Liguria e Valle d'Aosta, che ha assicurato l'attenzione del ministero della Giustizia sulla delicata questione, annunciando che si è in una fase di riflessione sulle decisioni da assumere.

Aggiornato il: 16/02/2021