Festival della comunicazione dal carcere e sulla pena - 2° edizione

Paure e gabbie. Perché la giustizia non subisca le infiltrazioni della vendetta

  • Milano, viale Alemagna, 6 (Triennale - sala Auriga), 25 ottobre 2019 - dalle 9:30 alle 17

Quella catena del male che parte dal reato e arriva a provocare nella popolazione paura, rabbia, rancore, vede al centro le persone detenute, a cui la società chiede di pagare sempre più duramente per il male fatto; noi, che con i detenuti diamo vita a tanti giornali e realtà dell’informazione dal carcere, a loro chiediamo invece prima di tutto di assumersi in modo chiaro la responsabilità delle loro azioni, e di restituire alla società qualcosa di quello che le hanno sottratto, e chi ha il coraggio e la forza di portare la sua testimonianza mette a disposizione della società la sua vita per fare prevenzione, raccontando come si può arrivare a commettere un reato, a scegliere di farlo o a scivolare in comportamenti sempre più a rischio fino a trovarsi intrappolati nel male.
L’informazione, soprattutto quella legata alla cronaca nera e giudiziaria, può avere un peso enorme nell'alimentare la paura, invece che aiutare a capire; quello che proponiamo è allora un percorso per provare a vedere gli ambiti nei quali la rabbia rispetto ai reati, se non affrontata, dà spazio a una giustizia vendicativa. E finisce per creare nuove gabbie, meno libertà, più odio e una qualità della vita peggiore per tutti.

Intervengono:

La fretta di trovare un colpevole, l'emergenza cattiva consigliera
Di verità costruite per darle in pasto alla gente quando c'è un'emergenza, come la lotta armata negli anni 1970, la criminalità organizzata, gli attentati ai giudici Falcone e Borsellino, è piena la storia d'Italia, e  così cresce l'incultura prodotta dall'emergenza, che porta a chiedere pene esemplari e ad accontentarsi di un colpevole ad ogni costo.
Fiammetta Borsellino, quando ha scoperto l'amara realtà di finti pentiti e processi senza verità, si è ribellata a tante menzogne, insegnando a tutti che la mafia si combatte prima di tutto con una cultura nuova, non con dei colpevoli a ogni costo.

  • Fiammetta Borsellino, figlia minore del magistrato Paolo Borsellino (ucciso dalla Mafia nella strage di via D’Amelio il 19 luglio 1992).

Odiatori in servizio permanente e pensieri infami
Mentre era in corso il caso della nave Aquarius e dei naufraghi respinti dall'Italia, Edoardo Albinati ha scioccato l’opinione pubblica affermando: “Ho desiderato che su quella nave morisse qualcuno, morisse un bambino; un pensiero che ho trovato comunque giusto, in quel momento, nel pieno dell'emergenza, esprimere, a voce alta, o forse era ingiusto, forse era sbagliato, e però esemplare, significativo, andava detto, non mi pento affatto di averlo detto, costi quel che costi: serve a indicare il punto a cui si arriva, senza ipocrisia, la bassezza di cui si è capaci, di cui sono capace" .

  • Edoardo Albinati, scrittore, vincitore del premio Strega 2016 con “La scuola cattolica”, insegnante nel carcere di Rebibbia e autore del saggio “Cronistoria di un pensiero infame”.

I reati della strada, tra conflitti irrisolti e bisogno di mediazione
Chi perde una persona cara per “omicidio stradale” è tra le vittime più a rischio di odio, perché spesso si trova di fronte ad autori di reato che minimizzano la loro responsabilità e si sottraggono a qualsiasi confronto; è importante allora provare a pensare ad applicare la mediazione in questo ambito, per affrontare il conflitto prima che diventi insanabile e per impedire che la rabbia si trasformi in desiderio di vendetta.

  • Elena Valdini, giornalista e scrittrice, è autrice del libro “Strage continua”, dedicato alle vittime della strada.

La nuova legge penitenziaria: meno misure alternative meno sicurezza
Prima gli Stati Generali dell'esecuzione della pena, poi la Commissione per la riforma dell'Ordinamento penitenziario, presieduta da Glauco Giostra (uno dei massimi esperti in materia), avevano elaborato un progetto che poneva finalmente al centro la rieducazione, intesa come accompagnamento della persona detenuta a un graduale rientro nella società; tutte soluzioni che sono state bruciate dalla paura della gente e dal grande inganno di chi promette che più carcere porti più sicurezza.

  • Silvia Buzzelli, professoressa associata di Diritto processuale penale presso l’Università degli Studi di Milano-Bicocca, dove insegna Procedura penale europea, Procedura penale sovranazionale e Diritto penitenziario, ha curato, con Marco Verdone il libro "Salvati con nome. Carcere e rieducazione nonviolenta: il modello dell'isola di Gorgona";
  • Francesco Zacchè, professore associato di Diritto processuale penale presso l'Università degli Studi di Milano-Bicocca, dove insegna Elementi di procedura penale e Diritto penitenziario nel corso di laurea triennale in Servizi giuridici, e Ordinamento giudiziario e forense nel corso di laurea magistrale in Giurisprudenza.

La gabbia dell’ergastolo ostativo
A chi ha paura le pene non sembrano mai abbastanza dure, e il carcere non è mai abbastanza chiuso, e così all'Italia non poteva bastare l’ergastolo, non era abbastanza rassicurante, allora si è pensato di inventare l’ergastolo ostativo.
Scrive una studentessa dopo un incontro con degli ergastolani: “Ho provato per un momento a immedesimarmi in loro ma non ci sono riuscita perché penso sia impossibile da sopportare questo tipo di pena; prima di questa esperienza ritenevo che tra le pene, l’ergastolo fosse quella più umana rispetto alla pena di morte, ma ora non so più che pensare”: ecco, proviamo almeno ad avere dei dubbi.

  • Davide Galliani, professore associato di Diritto pubblico presso l'Università degli Studi di Milano, dove insegna anche Diritti fondamentali, è tra i curatori del testo di recente pubblicazione “Il diritto alla speranza. L’ergastolo nel diritto penale costituzionale”.

Processi, vittime e carnefici: cinici strumenti di consenso
Quando parla di “processi, vittime e carnefici”, Luigi Ferrarella li definisce “cinici strumenti di consenso”, e forse nessuno meglio di un grande giornalista di cronaca giudiziaria è in grado di smontare quei meccanismi perfetti, che hanno messo in moto la fabbrica della paura e fatto lievitare il consenso di chi quella paura la alimenta ogni giorno usando cinicamente vittime e carnefici.

  • Luigi Ferrarella, giornalista, inviato del Corriere della Sera, autore di “Fine pena mai - L'ergastolo dei tuoi diritti nella giustizia italiana”;
  • Le testimonianze di esperienze significative di comunicazione dal carcere inizieranno con l’intervento di Angelo Aparo e del 'Gruppo della Trasgressione', una delle realtà più importanti in questo ambito.

La paura che si nutre di cattiva informazione
Chiedere che la pena sia cattiva è la più grande truffa che si commette nei confronti della società, e su questo certa informazione pesa e condiziona tutta l'esecuzione della pena; gli avvocati, le Camere penali per questo sono impegnati in prima persona a sensibilizzare il mondo dell'informazione ma anche le scuole e le giovani generazioni, a rinunciare all'idea della pena vendicativa e a tornare allo sguardo lucido e attento della Costituzione sulle funzioni della pena.

  • Antonella Calcaterra, avvocata penalista della Camera penale di Milano, criminologa ed esperta in diritto penitenziario;
  • Porterà un contributo Pietro Buffa, provveditore dell’Amministrazione penitenziaria per la Lombardia, autore di molti saggi sulla vita detentiva, tra cui “La galera ha i confini del vostro cervello”;
  • Porterà il saluto del Comune di Milano, l'assessore alla Partecipazione e alla cittadinanza attiva, Lorenzo Lipparini;
  • Interverrà per un saluto il Garante dei diritti delle persone private della libertà personale del Comune del Milano, Francesco Maisto,
  • Per i giornali delle carceri: Ornella Favero, direttrice di "Ristretti orizzonti" e Carla Chiappini, di "Sosta forzata".

Coordinamento dei lavori per l’Ordine dei giornalisti della Lombardia: Mario Consani, cronista giudiziario del Giorno, già consigliere dell’Ordine dei giornalisti lombardi.

Organizzazione: Conferenza nazionale volontariato giustizia.

Segreteria: tel. 02 76037254 - carcere@caritasambrosiana.it

Info: info@volontariatogiustizia.it

Patrocinio: Comune di Milano.
 

Aggiornato il: 16/02/2021