Bonifiche

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Indagini ambientali preliminari, bonifiche e piani di utilizzo materiali da scavo

I modelli scaricabili sono periodicamente aggiornati, si prega pertanto di verificare e utilizzare sempre l'ultima versione disponibile.      

Per comunicazioni ufficiali è attiva la casella PEC del Settore: settorebonifiche@postacert.comune.milano.it 

Per comunicazioni informali è attiva la casella mail del Settore:
st.bonifica@comune.milano.it

Per informazioni sulle termatiche di competenza del Settore è attivo, da mercoledì 22 aprile 2015, uno sportello informazioni dedicato. 
Lo sportello, presso la nuova sede comunale di Via Bernina 12 - piano terra, è aperto tutti i mercoledì dalle ore 9.00 alle 12.00  (prenotazioni direttamente sul posto, negli stessi orari di apertura, mediante ritiro numero di prenotazione da totem automatico).

Indagini Ambientali Preliminari (IAP)

Il Regolamento Edilizio, in vigore dal 26 novembre 2014, all'art.10 indica gli adempimenti necessari per la "Tutela ambientale del suolo e del sottosuolo".
Qualora sia necessaria la verifica dello stato di qualità delle matrici ambientali (per accordi convenzionali, ai sensi del PGT o per espressa previsione del Regolamento Edilizio o di Igiene) il proponente è tenuto ad eseguire una Indagine Ambientale Preliminare.
L'indagine deve essere sempre riferita alla destinazione d'uso effettiva dell'immobile e, nei casi di previsto cambio d'uso, anche a quella futura. 

Dal punto di vista tecnico sono fornite di seguito alcune indicazioni di carattere generale. 
Le indagini ambientali devono:
* essere progettate e realizzate secondo i criteri di buona norma tecnica, ragionevolezza e rappresentatività, con particolare riferimento al numero e al posizionamento dei punti di indagine;
* essere rappresentative dell'intero areale/lotto funzionale - pertanto non sono ritenute valide quelle riferite a singoli subalterni che non includano almeno anche le parti comuni quali cortili, giardini, etc.; 
* essere rappresentative di tutte le matrici potenzialmente impattate da fenomeni di contaminazione e prevedere comunque il raggiungimento del terreno naturale sotto l'eventuale strato di riporto presente - in ogni caso la profondità da indagare non può essere inferiore a 2 m;
* essere basate su campionamenti di tipo puntuale - non sono pertanto ammessi campioni incrementali o miscelati o riferiti a più di 1m di stratigrafia;
* includere il set analitico minimo costituito dai principali metalli (As, Cd, Cr tot, Cu, Hg, Ni, Pb, Zn), C<12 e C>12, IPA - il set è da estendere a tutti gli altri eventuali inquinanti di cui sia sospettabile la presenza in virtù delle attività pregresse svolte sul sito;
* includere il test di cessione sulle eventuali matrici materiali di riporto esposti a dilavamento e per le quali non sia già prevista la completa asportazione in qualità di rifiuti.

Qualora all'esito delle indagini sia riscontrata la presenza di una potenziale contaminazione (superamento dei limiti tabellari di cui all'Allegato 5 Titolo V parte IV Dlgs 152/06, "CSC") il soggetto responsabile  oppure il soggetto interessato non responsabile (ai sensi rispettivamente degli artt. 242 e 245 del Dlgs 152/06) è tenuto a darne tempestiva comunicazione a tutti gli Enti competenti per l'avvio del procedimento di bonifica, utilizzando i moduli di cui alla DGR 27 giugno 2006, n. 8/2838 (scaricabili dal link al sito della Regione Lombardia, in alto a destra in questa pagina).

Ai sensi dell'art. 41 DL 69/13 (conv. L. 98/13), il fallimento del test di cessione sulle matrici materiali di riporto qualifica detti materiali come "sorgenti di contaminazione" e implica quindi la necessità di intervenire con rimozione, trattamento, messa in sicurezza. In questa eventualità l'operatore è tenuto a dichiarare, unitamente ai risultati, le proprie intenzioni in merito.
 
Il proponente deve di norma eseguire l’indagine in autonomia e, ove gli esiti dimostrino l’assenza di contaminazione, rimettere gli esiti in forma di dichiarazione sostitutiva di atto notorio, utilizzando il modello scaricabile da questa stessa pagina tra gli allegati. La dichiarazione deve essere accompagnata da un'esaustiva relazione illustrativa sulle indagini svolte che includa anche la descrizione delle attività pregresse svolte sull'area, sottoscritta da un tecnico che ne certifica la validità.
La dichiarazione deve essere trasmessa a tutti i seguenti destinatari: 
* ufficio comunale competente per la pratica edilizia/urbanistica unitamente alla restante documentazione richiesta in seno alla relativa pratica;
* Settore Bonifiche – Servizio Indagini Ambientali e Piani Scavo del Comune;
* Città Metroplitana di Milano – Servizio Rifiuti e Bonifiche;
* per conoscenza ad ARPA Dipartimento di Milano - U.O. SBAE.  
Si segnala che le responsabilità legali connesse al rilascio di autocertificazioni e dichiarazioni sostitutive sono completamente a carico del dichiarante. Pertanto è estremamente importante compilare dichiarazione in maniera non solo completa e corretta, ma anche nella consapevolezza del fatto che le dichiarazioni mendaci comportano la denuncia all’autorità giudiziaria, con possibili conseguenze penali a carico dello stesso dichiarante. 

In alcuni specifici casi è invece richiesta l'esecuzione dell'indagine in contraddittorio con ARPA,con costi interamente a carico del Proponente, previo accordo con la stessa Agenzia in merito alle modalità realizzative. In tal caso l'esito non dovrà essere dichiarato dal proponente nelle modalità sopra descritte, ma il Comune acquisirà il rapporto finale redatto del proponente e la relativa valutazione di ARPA. 
Il contradditorio con ARPA è richiesto: 
1. ai sensi dell'art. 2.6.5 del Regolamento di Igiene, per i casi di cessazione di  industrie insalubri di prima classe;
2. nell'ambito della pianificazione attuativa e permessi di costruire convenzionati in caso di espressi accordi in tal senso con il Comune;
3. in casi ritenuti dal Settore Bonifiche meritori di particolari attenzioni, quali i cambi d'uso richiesti verso la funzione residenziale che ricadono in aree con precedente funzione produttiva, già riqualificate senza l'espletamento del procedimento di bonifica. 
In questi  casi il proponente deve presentare la proposta di indagine al Settore Bonifiche - Servizio Indagini Ambientali e per conoscenza ad ARPA. Il Comune provvederà quindi ad attivare espressamente ARPA. 

L’indagine ambientale non è necessaria qualora il proponente possa esibire, con riferimento alla destinazione d'uso effettiva o prevista dell'area, un provvedimento di conclusione positiva di procedimento di bonifica o un pregresso accertamento già valutato favorevolmente da ARPA o dal Comune. In tal caso il proponente deve rendere, al solo Comune, apposita dichiarazione relativa alla non compromissione dello stato di qualità delle matrici ambientali nel tempo intercorso, utilizzando il modello scaricabile da questa stessa pagina tra gli allegati, accompagnato da un'esaustiva relazione illustrativa.

Dismissione serbatoi interrati

Il Regolamento Edilizio in vigore dal 26 novembre 2014, all'art. 10 comma 6 prevede che "In caso di presenza di serbatoi interrati dismessi o da dismettere di qualsiasi tipologia, gli stessi devono essere asportati in via preliminare alla suddetta indagine, salvo i casi di comprovata impossibilità tecnica alla rimozione".
La gestione dei serbatoi interrati dismessi, comprese tutte le parti impiantistische afferenti, è, quindi, ricondotta al tema dello smaltimento di rifiuti (serbatoio e altri elementi impiantistici) e delle indagini ambientali preliminari di cui al paragrafo precedente. 
Alla dismissione di un serbatoio interrato o al momento del suo rinvenimento, il responsabile deve:
* darne comunicazione al Comune - Settore Bonifiche ai sensi e per gli effetti dell'art. 2.2.7 del Regolamento di Igiene, trasmettendola anche, per conoscenza, ad ARPA;
* procedere con l'asportazione e smaltimento del serbatoio dismesso e delle parti impiantistiche afferenti;
* effettuare le necessarie misure di prevenzione (come definite dall'art. 240 comma 1 lett. i) Dlgs 152/06) e dar corso a interventi di Messa in Sicurezza di Emergenza o Urgenza (MISE/MISU)laddove né ricorra la necessità in base alle evidenze riscontrate in corso d'opera
* realizzare l'indagine ambientale prevista dall'art. 242 comma 2 e renderne gli esiti in forma di dichiarazione sostitutiva di atto notorio, riferendo inoltre sulle misure di prevenzione, emeregenza o urgenza adottate. 
Qualora l'esito dell'indagine mostri la piena conformità alle CSC l'intervento potrà ritenersi concluso, fermi restando i potenziali controlli che l'Amministrazione Comunale potrà disporre ai sensi del citato comma 2. 
Qualora l'esito dell'indagine mostri invece una potenziale contaminazione, l'Amministrazione Comunale darà comunicazione di avvio del procedimento di bonifica con contestuale richiesta di una proposta per il prosieguo dell'iter (ai sensi della procedura ordinaria ex art. 242 o delle procedure semplificate ex artt. 242bis o 249).

I serbatoi interrati dismessi assumono la qualifica di rifiuto, come definiti nel D.Lgs 152/2006; è pertanto sempre necessaria la loro rimozione a meno di comprovati elementi tecnici che la rendano impossibile. Eventuali impedimenti che rendano impossible la rimozione devono essere documentati ai sensi delle Norme Tecniche per le Costruzioni - DM 14/1/2008 e s.m.i., con relazione inoltrata in forma di perizia asseverata a firma di professionista abilitato. In ogni caso è comunque necessario dar corso ad una accurata indagine di suolo e sottosuolo e ai successivi adempimenti, sopra descritti. 

Restano fermi tutti gli adempimenti di competenza di altri Enti, per aspetti diversi da quelli sopra descritti.

Procedimenti di Bonifica

In virtù della delega di cui alla LR 30/2006, il Comune è individuato come Ente titolare dei procedimenti di bonifica, non di interesse nazionale o regionale, di cui al Titolo V parte IV del DLgs 152/06. Tali bonifiche si riferiscono esclusivamente alle problematiche di contaminazione di suolo, sottosuolo e acque sotterranee e non ad altri temi ambientali o igienico-sanitari quali ad esempio i manufatti in amianto. 
Qualora all'esito di indagini ambientali o in qualunque altra eventualità sia riscontrata la presenza di una potenziale contaminazione (superamento dei limiti tabellari di cui all'Allegato 5 Titolo V parte IV Dlgs 152/06, "CSC") il soggetto responsabile oppure il soggetto interessato non responsabile (ai sensi rispettivamente degli artt. 242 e 245 del Dlgs 152/06) è tenuto ad adottare tempestivamente le necessarie misure di prevenzione e a darne tempestiva comunicazione a tutti gli Enti competenti, utilizzando i moduli di cui alla DGR 27 giugno 2006, n. 8/2838 (scaricabili dal link al sito della Regione Lombardia, in alto a destra in questa pagina).
Ricevuta la notifica, il Settore Bonifiche provvede all'avvio del procedimento amministrativo ai sensi della L. 241/90, notificando al responsabile (ex art. 242) o al soggetto interessato (ex art. 245) gli estremi e termini del procedimento stesso. Con la medesima comunicazione è di norma richiesta la proposta di intervento (Piano della Caratterizzazione o Progetto di Bonifica in procedura semplificata, ove ne ricorrano i requisiti) entro il termine di 30 giorni.
Ai sensi dell'art. 242 comma 3 del DLgs 152/06 l'autorizzazione del Piano della Caratterizzazione "costituisce assenso per tutte le opere connesse alla caratterizzazione, sostituendosi ad ogni altra autorizzazione, concessione....". Analogamente l'autorizzazione conclusiva del procedimento amministrativo relativa al Progetto Operativo di Bonifica, ai sensi del comma 7 "sostituisce a tutti gli effetti le autorizzazioni, le concessioni, i concerti, le intese, i nulla osta, i pareri e gli assensi previsti dalla legislazione vigente compresi, in particolare, quelli relativi alla valutazione di impatto ambientale, ove necessaria, alla gestione delle terre e rocce da scavo all'interno dell'area oggetto dell'intervento ed allo scarico delle acque emunte dalle falde". E' pertanto necessario che il proponente espliciti chiaramente nella propria proposta le specifiche autorizzazioni richieste.
In considerazione di quanto sopra, pertanto, nel caso in cui il Progetto di bonifica preveda lo scarico di acque emunte dalla falda in pubblica fognatura o in corpo idrico superficiale, considerato che le recenti modifiche all'art. 243 del Dlgs 152/06 qualificano dette acque come acque reflue industriali, è necessario presentare con la massima tempestività apposita istanza per lo scarico rispettivamente all’ATO o alla Città Metropolitana di Milano, esplicitando che si riferiscono a un intervento di bonifica/messa in sicurezza. Acquisite le relative determinazioni lo scarico verrà autorizzato dal Settore Bonifiche ai sensi del citato comma 7. Lo scarico non può essere autorizzato da ATO o Città Metropolitana in altro modo. Si precisa che quanto sopra vale anche per i rinnovi di pregresse autorizzazioni relative a scarichi in fognatura emesse in passato dal Settore Politiche Ambientali del Comune. A quest'ultimo proposito si segnala inoltre che gli interventi di Messa in Sicurezza di Emergenza (MISE) già attivi devono essere necessariamente trasformati, prima della scadenza dell'autorizzazione allo scarico già in essere, in interventi di Bonifica o interventi di Messa in Sicurezza Operativa (MISO) per essere autorizzati, con i relativi scarichi, come sopra descritto. 
Si segnala infine che il vigente disposto di cui all’art. 243 sopra richiamato, richiede l'intervento diretto sulle sorgenti primarie e secondarie di contaminazione della falda, ammettendo il barrieramento fisico solo qualora "non sia possibile conseguire altrimenti gli obiettivi".

Gestione dei materiali da scavo (cd. “Piano scavi”)

L’operatore può scegliere di gestire i materiali da scavo non contaminati risultanti da attività edilizie secondo i seguenti scenari (che possono anche coesistere nel medesimo intervento, su porzioni ben distinte dei materiali):
1. Gestione in qualità di rifiuti secondo le relative norme (avvio a recupero o smaltimento).
2. Reimpiego nel medesimo sito di escavazione per rinterri, ai sensi dell’art. 185 comma 1 lettera c) del DLgs 152/06.
3. Impiego in altro sito o processo produttivo in qualità di "sottoprodotti".
Il proponente deve indicare esplicitamente le modalità di gestione prescelte alla presentazione dei titoli abilitativi edilizi (SCIA, DIA, istanza di PdC, etc.) e nelle successive eventuali varianti. 
Per le modalità 1. e 2. non sono necessarie specifiche autorizzazioni o prese d’atto da parte del Comune o da altri Enti, fatti salvi i necessari titoli abilitativi edilizi. 
Per la modalità 3. è necessaria: 
* per le sole opere soggette a VIA o AIA, la presentazione e relativa approvazione del "Piano di utilizzo" ai sensi del DM 161/12. L'Autorità competente è la medesima della procedura di VIA o AIA.
* in tutti gli altri casi la presentazione di una dichiarazione sostitutiva ex DPR 28/12/00 n. 445 in merito alla sussistenza dei requisiti di cui all'art. 184 bis del Dlgs 152/06, da trasmettersi all'ARPA territorialmente competente e per conoscenza al Comune - Sportello Unico per l'Edilizia ai sensi del'art. 41bis del DL 69/13 (conv. L. 98/13).
Sia il "Piano di utilizzo" che l'autocertificazione si riferiscono alla mera applicabilità del regime dei "sottoprodotti" ai materiali da scavo e non costituiscono di per sé un titolo abilitativo per l'esecuzione dei lavori. Infatti, come peraltro evidenziato nel citato art. 41bis, sia le opere edilizie da cui si originano i materiali da scavo che quelle dove eventualmente gli stessi materiali saranno impiegati devono essere comunque necessariamente autorizzate ai sensi delle relative specifiche norme. 
Le modalità di gestione sopra descritte si applicano esclusivamente ai materiali da scavo non contaminati. Restano fermi in ogni caso gli obblighi di notifica del rinvenimento di potenziali contaminazioni ai sensi degli artt. 242 e 245 del Dlgs 152/06 ai fini dell'avvio del procedimento di bonifica, come richiamato nelle sezioni precedenti. In tali eventualità, qualunque sia la modalità prescelta per la gestione dei materiali da scavo, gli scavi edilizi non possono essere eseguiti in quanto non possono in alcun modo sostituirsi o sovrapporsi alle necessarie attività di bonifica.