Umberto Boccioni (1882 - 1916). Genio e Memoria
Umberto Boccioni (1882 - 1916). Genio e Memoria

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Umberto Boccioni (1882 - 1916). Genio e Memoria

La mostra è frutto di un progetto di Castello Sforzesco, Museo del Novecento, Palazzo Reale e apre al pubblico mercoledì 23 marzo

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Milano, 21 marzo 2016 - Nel primo centenario della morte di Umberto Boccioni (1882-1916), il Comune di Milano celebra l’artista con una grande mostra a cura di Francesca Rossi con Agostino Contò che ne evidenzia, alla luce anche di documenti inediti, il percorso artistico e la levatura internazionale, presentando circa 280 opere tra disegni, dipinti, sculture, incisioni, fotografie d’epoca, libri, riviste e documenti. Frutto di un progetto di ricerca curato dal Gabinetto dei Disegni della Soprintendenza del Castello Sforzesco, ‘Umberto Boccioni (1882 - 1916). Genio e Memoria’ è una mostra promossa da Comune di Milano|Cultura, prodotta e organizzata da Castello Sforzesco, Museo del Novecento e Palazzo Reale con la casa editrice Electa. 

L’iniziativa fa parte del programma di ‘Ritorni al futuro’, il palinsesto culturale pensato per la primavera 2016 dal Comune di Milano che propone oltre cento appuntamenti tra mostre, concerti, spettacoli teatrali, proiezioni cinematografiche e incontri, con l’obiettivo di portare al centro della riflessione pubblica l’idea di futuro che abbiamo oggi confrontandola con quelle che hanno abitato il pensiero creativo in altre stagioni della storia. 
“Nel centenario della scomparsa di Umberto Boccioni, il Comune di Milano è orgoglioso di presentare una mostra frutto di un percorso di ricerca assolutamente nuovo e originale, che ha visto collaborare in modo fecondo tre dei principali poli artistici del Comune: Castello Sforzesco, Museo del Novecento e Palazzo Reale, la prestigiosa sede espositiva che ospita la mostra – dichiara l’assessore alla Cultura Filippo Del Corno –. Un’occasione speciale per rendere l’omaggio dovuto alla memoria di uno dei principali artisti del Novecento, ma anche un punto di partenza per un rilancio della ricerca e degli studi sulla sua opera. Anche per questo la mostra dedicata a Boccioni costituisce una delle più importanti iniziative di ‘Ritorni al futuro’, un progetto pensato per proporre in un solo palinsesto oltre cento proposte artistiche e performative legate tra loro che ruotano intorno all’idea di futuro. Un programma che trova in Boccioni e nella sua opera una delle interpretazioni più significative della tensione del presente verso il futuro”. 

Curata da Francesca Rossi (Castello Sforzesco) con Agostino Contò (Biblioteca Civica di Verona), l’iniziativa si avvale di un comitato di consultazione scientifica composto da Flavio Fergonzi, Danka Giacon, Mariastella Margozzi, Antonello Negri, Federica Rovati, Aurora Scotti, Cristina Sonderegger, Paola Zatti e della collaborazione tecnico-scientifica dell’Opificio delle Pietre Dure di Firenze ed è sostenuta da prestiti e di importanti istituzioni museali e collezioni private di tutto il mondo. Tra essi la Pinacoteca di Brera, le Gallerie d’Italia di Milano, la Camera di Commercio di Milano, la Galleria Nazionale d’Arte Moderna di Roma, la collezione Gianni Mattioli, la Peggy Guggenheim Collection di Venezia, la Collezione Barilla di Arte Moderna, il Museo Cantonale d’Arte di Lugano, il Metropolitan Museum of Art di New York, e Getty Foundation di Los Angeles, il Musée Picasso e il Musée Rodin di Parigi, l’Osaka City Museum of Modern Art, il Kunsthistorisches Museum di Vienna. ‘Umberto Boccioni (1882 - 1916). Genio e memoria’ è una mostra ricca di novità, concepita dai curatori con un originale taglio critico che offre un percorso selettivo sulle fonti visive che hanno contribuito alla formazione artistica e all’evoluzione dello stile dell’artista. 

Per la prima volta Milano riunisce il ricchissimo patrimonio dell’artista dalle collezioni e dagli archivi dei suoi musei (Camera di Commercio, Castello Sforzesco, Galleria d’arte Moderna, Gallerie d’Italia, Museo del Novecento, Pinacoteca di Brera) il primo al mondo per consistenza e rappresentatività. Le opere, in relazione con le nuove fonti, saranno esposte insieme al corpus integrale dei 60 disegni del Castello Sforzesco filo conduttore del percorso espositivo. Si tratta di un nucleo di eccezionale qualità capace di per sé di riassumere le linee essenziali del percorso artistico di Boccioni tra il 1906 al 1916, anno della morte di Boccioni. Prima di questa occasione, i disegni sono stati esposti al completo una sola volta, nel 1979 al PAC a cura di Mercedes Garberi. 

Insieme all’eccezionale corpus di 60 disegni di Boccioni del Castello Sforzesco, l’esposizione, sviluppata in ordine cronologico e per nuclei tematici, fonda la sua struttura anche su scritti e documenti identificati e catalogati di recente alla Biblioteca Civica veronese: in particolare una rassegna stampa futurista riunita a partire dal 1911, alcuni libri, appunti sciolti e fotografie e una raccolta di ritagli di riproduzioni artistiche. Si tratta in questo caso di un documento originalissimo, un ‘atlante’ di modelli, una sorta di ‘book’ elaborato da Boccioni nella sua fase prefuturista, utilizzato per studiare ma anche come diario visivo che incrocia in modo fluido e dinamico ricordi intimi con una ricognizione di forme artistiche del passato e della modernità. 

Alcune delle opere citate in questo “Atlante” saranno presentate in mostra (Richard Miller, La Vecchia, Genova, Raccolte Frugone; Sir Frederic Leighton, Le fanciulle greche che giocano a palla, Kilmanorck, The Dick Institute; Jacques Emile Blanche, Il Cherubino di Mozart,  Reims, Musée des Beaux-Arts; Frank Brangwyn, I fabbri, Leeds Art Galleries) e saranno per la prima volta poste accanto a quelle opere di Boccioni per verificarne la relazione artistica (La Nonna, Venezia, Fondazione di Venezia). Esempi talvolta di una cultura figurativa che spazia dal XV secolo alla contemporaneità, come il Ritratto di Massimiliano I imperatore d’Asburgo di Giovanni Ambrogio De Predis del Kunsthistorisches Museum di Vienna (1502), le stampe di Albrecht Dürer (una delle quali appartenuta a Boccioni), o il Ruscello dello svedese Anders Zorn presentato alla Biennale di Venezia del 1905. 

Tutti questi materiali saranno esposti in una sequenza articolata che approfondisce temi e aspetti cruciali della poetica di Boccioni quali lo sviluppo del concetto del dinamismo in rapporto alla figura umana (La donna al caffè, Milano, Museo del Novecento), al ritratto (Materia, raffigurante il ritratto della madre, collezione Mattioli), alla veduta paesaggistica e urbana (Le officine di Porta Romana, Milano, Gallerie d’Italia). 

Il Museo del Novecento, che custodisce il nucleo pittorico e scultoreo di Boccioni più consistente al mondo in una collezione pubblica e che presta al percorso di mostra 11 delle sue opere, partecipa alle celebrazioni che Milano dedica al maestro del movimento futurista presentando nelle sue sale un percorso temporaneo dedicato alla stagione “prefuturista”, dove il legame con la tradizione e lo slancio verso la modernità è particolarmente evidente nelle opere di Balla, Carrà, Russolo e, naturalmente, Boccioni – poi firmatari del primo Manifesto della pittura futurista del 1911. 

“Questo percorso, insieme alle altre opere del Museo del Novecento non esposte nelle adiacenti sale di Palazzo Reale, costituisce per i visitatori un’occasione imperdibile per completare la conoscenza dell’artista e per comprendere a fondo la portata rivoluzionaria del suo lavoro – ha proseguito l’assessore Del Corno –. Proprio per consentire un’esperienza di visita a 360 gradi, il Comune di Milano ha previsto che il biglietto di ingresso alla mostra ‘Umberto Boccioni (1882 - 1916). Genio e Memoria’ comprenda anche l’ingresso al Museo del Novecento”. 
 

Il percorso di mostra è suddiviso in due ampie sezioni: 

1.      BOCCIONI: LA FORMAZIONE 
La sala introduttiva presenta la struttura narrativa della mostra con una serie di opere guida. L’Autoritratto del Castello Sforzesco rappresenta simbolicamente Boccioni stesso che racconta al visitatore il percorso della mostra e la linea tracciata lungo i disegni. I tre Diari di Boccioni, stesi tra il 1907 e il 1908, eccezionalmente concessi in prestito dalla Getty Research Library di Los Angeles, sono una delle fonti documentarie di riferimento fondamentali della mostra. Nei diari sono registrate numerose opere presenti in mostra come l’Autoritratto di Brera, il Romanzo di una cucitrice, Campagna lombarda e Beata Solitudo Sola Beatitudo. 
Un rilievo votivo antico raffigurante Mnemosyne e le Muse, sue figlie che insegnano l’arte e l’ispirazione agli uomini (un’immagine inclusa tra i ritagli dell’Atlante) evoca la dimensione psicologica del giovane alle prese con la propria formazione intellettuale e suggerisce i contenuti e la complessità delle fonti visive consultate nel suo lavoro. 
La mostra prende avvio da La fidanzata a Villa Borghese di Giacomo Balla della Galleria d’Arte Moderna di Milano, un’opera esemplare della pittura divisionista che sarà esposta a fianco di Campagna romana della Collezione Città di Lugano, dipinto che Boccioni eseguì a Roma mentre era allievo di Balla, nel 1903, e fu poi significativamente venduto a Gabriele Chiattone poco dopo l’arrivo dell’artista a Milano.  
Il percorso si sviluppa quindi seguendo le temperie e le influenze delle diverse correnti figurative europee coeve e della tradizione classica e rinascimentale, con le prime prove nell’ambito del futurismo ancora profondamente legate alle esperienze del divisionismo e dell’espressionismo alle quali Boccioni si accosta, tra 
Venezia e Milano. La mostra darà particolare evidenza agli esempi di Segantini, Previati e Fornara, dei quali il giovane artista ammira le opere presentate nel 1907 alla Biennale di Venezia e al Salon parigino dei pittori divisionisti, tra i capitoli fondamentali del periodo milanese fino al 1910 (Tre donne, Milano, Gallerie d’Italia). 
In particolare, la ricerca artistica e teorica di Previati, che frequenta dall’inizio del 1908, lo colpisce profondamente, e il divisionismo simbolista di quest’ultimo, distinto da modalità di stesura del colore estremamente libere, fungerà da base imprescindibile per la successiva stagione futurista. 

1.      BOCCIONI FUTURISTA: PRATICA E TEORIA 
Seguendo il filo conduttore dei nuclei tematici rappresentati dai considerevoli - per numero e qualità - disegni del Castello Sforzesco, la seconda sezione del percorso indaga l’applicazione dei principi teorici espressi dall’artista nei suoi interventi e negli scritti programmatici, verificando il modo di procedere e i rapporti posti in atto nel passaggio dall’elaborazione grafica all’opera pittorica o plastica finita. 
La sezione apre quindi con un excursus attraverso le rappresentazioni della città e della periferia di Milano, dalle prove divisioniste realizzate nel 1908 sino a Forze di una strada dell’Osaka City Museum of Art e al primo approdo programmatico al dinamismo plastico espresso in Elasticità del Museo del Novecento, tra i massimi capolavori di Boccioni dedicati alla rappresentazione futurista della città industriale moderna. 
Si prosegue considerando le tappe segnate nella pittura e nella scultura da soggetti come Antigrazioso, Materia, il Dinamismo di un Ciclista, Cavallo + cavaliere + case, Forme uniche della continuità dello spazio, la serie dei Dinamismi di un corpo umano e la ritrattistica matura, nella quale si impone con autorevolezza la nuova direzione espressiva a cui Boccioni si era rivolto poco prima della scomparsa prematura: un ritorno alla figuratività pregno di originali riflessi della lezione cézanniana e cubista (Sintesi di figura plastica seduta, Roma, Galleria Nazionale d’Arte Moderna con due disegni riferiti all’elaborazione del soggetto). 
In questo ampio capitolo futurista, che tocca un vertice qualitativo altissimo dipinti come Materia e Dinamismo di un Ciclista della collezione Mattioli, saranno presentate opere di artisti che Boccioni conobbe in occasione dei suoi frequenti soggiorni parigini come Rodin (in mostra il bronzo L’uomo che cammina del Musée Rodin di Parigi), Archipenko (in mostra la scultura Camminando, Roma, Galleria Nazionale d’Arte Moderna). 
Il ritmo dell’intensa vicenda futurista sarà scandito dagli scritti di Boccioni e da una vasta rassegna stampa futurista datata dal 1911 al 1916, appartenuta alla sorella dell’artista, raccolta da Marinetti e Boccioni, anch’essa tra i documenti riscoperti nella biblioteca veronese, presentata per la prima volta al pubblico per l’occasione. 
La mostra è accompagnata da un catalogo Electa con oltre 350 pagine, un ricchissimo apparato iconografico delle opere in mostra e una selezione di saggi dei più importanti studiosi di Boccioni in Italia. 
La mostra sarà allestita in seconda sede al MART di Rovereto dal 4 novembre 2016 al 19 febbraio 2017.