“Giotto, l’Italia”, l’autunno di Palazzo Reale
“Giotto, l’Italia”, l’autunno di Palazzo Reale

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“Giotto, l’Italia”, l’autunno di Palazzo Reale

Prosegue l’omaggio ai grandi protagonisti dell’arte di tutti i tempi. La mostra sarà aperta dal 2 settembre al 16 gennaio e riunisce per la prima volta 13 capolavori assoluti

Giotto

Milano, 10 giugno 2015 – “Giotto, l’Italia” è il grande evento espositivo che concluderà a Palazzo Reale il semestre di Expo 2015. 
La mostra, promossa dal Ministero dei beni e delle attività culturali e del turismo e dal Comune di Milano - Cultura e ideata da Éupolis Lombardia con progetto scientifico di Pietro Petraroia e Serena Romano che ne sono anche i curatori, è prodotta e organizzata da Palazzo Reale e dalla casa editrice Electa. L’esposizione è un capitolo fondamentale del programma di  Expo in città, il palinsesto di iniziative che accompagnerà la vita culturale della città durante il semestre dell’Esposizione Universale, ed è inserita in “Agenda Italia per Expo 2015 “Giotto e l’Italia” resterà aperta al pubblico dal 2 settembre 2015 al 10 gennaio 2016. Il progetto allestitivo, a cura di Mario Bellini, riguarderà proprio le sale di quel Palazzo Reale in cui Giotto, in epoca viscontea, eseguì la sua ultima opera, purtroppo perduta: gli affreschi nel Palazzo di Azzone Visconti.  

“La mostra ‘Giotto, l’Italia’ rappresenta uno dei capitoli essenziali di ExpoinCittà, il palinsesto di appuntamenti che accompagna la vita culturale della città durante il semestre di Expo 2015. – ha dichiarato l’assessore alla Cultura Filippo Del Corno –: In realtà ExpoinCittà si estende ben oltre il tempo dell’esposizione Universale dal momento che il programma espositivo di Palazzo Reale, iniziato a marzo con la mostra dedicata alla Milano di Visconti e Sforza e proseguito con la mostra di Leonardo che ha già superato i 150mila visitatori, si estenderà grazie a questa mostra fino a gennaio 2016, con una coerenza progettuale concepita per rappresentare al meglio l’identità culturale e artistica di Milano. Di Leonardo e Giotto sono infatti raccontati non solo il percorso artistico che li ha trasformati in capisaldi della storia del pensiero creativo di tutti i tempi, ma anche il loro legame speciale con la nostra città: più evidente per Leonardo, che ha lasciato molte tracce del suo ingegno, ma significativo anche per Giotto, chiamato dai Visconti per contribuire con il proprio genio a testimoniare a Milano quell’innovazione del linguaggio artistico che aveva saputo apportare alla storia dell’arte a lui contemporanea”.

La mostra si avvale di un prestigioso comitato scientifico che riunisce i responsabili delle istituzioni italiane che nel corso degli anni e fino ad oggi hanno contribuito non solo alla conservazione e alla tutela delle opere di Giotto, ma anche – e in misura straordinaria – alla conoscenza e all’approfondimento scientifico e tecnico della pittura del maestro, con studi e interventi d’avanguardia e di fama internazionale. Il Comitato è composto dal presidente Antonio Paolucci e da Cristina Acidini, Davide Banzato, Caterina Bon Valsassina, Gisella Capponi, Marco Ciatti, Luigi Ficacci, Cecilia Frosinini, Marica Mercalli, Angelo Tartuferi

Al progetto collaborano le Soprintendenze, i Musei e le istituzioni religiose che conservano opere di Giotto: i Musei Vaticani, le Gallerie dell'Accademia e le Gallerie degli Uffizi di Firenze, la Soprintendenza Belle Arti e Paesaggio per le province di Firenze, Pistoia e Prato, la Pinacoteca Nazionale di Bologna e il Polo Museale dell'Emilia Romagna, il San Diego Museum of Art – California, il Fondo Edifici di Culto del Ministero dell'Interno, i Musei Civici agli Eremitani di Padova, la Soprintendenza Belle Arti e Paesaggio per le Province di Venezia, Belluno, Padova e Treviso, la Pieve di San Lorenzo, Borgo San Lorenzo (Firenze), il Museo Diocesano di Santo Stefano al Ponte, Firenze, l’Opera di Santa Maria del Fiore e l’Opera di Santa Croce a Firenze, e l ‘Arcidiocesi di Firenze. 

Nell’ambito del vasto progetto di valorizzazione che coinvolge i luoghi d’Italia dove Giotto ha operato, la mostra propone alla folla cosmopolita dei visitatori di Expo di incontrare i grandi capolavori dell’artista fondatore della cultura figurativa italiana, l’alter ego di Dante Alighieri nel campo della pittura. 
Il titolo, Giotto, l’Italia, intende appunto sottolineare il ruolo rivoluzionario del pittore fiorentino chiamato da cardinali, ordini religiosi, banchieri, e anche dal re di Napoli, in molti luoghi e città d’Italia. Giotto infatti ovunque si sia trovato a lavorare ha avuto la capacità di attrarre fortemente le scuole e gli artisti locali verso il suo stile innovatore, cambiando in modo definitivo i tragitti del linguaggio figurativo italiano.

La mostra a Palazzo Reale riunisce 13 opere, prevalentemente su tavola, nessuna delle quali prima esposta a Milano: una sequenza di capolavori assoluti mai riuniti tutti insieme in una esposizione. Ognuno di essi ha provenienza accertata e visualizza quindi il tragitto compiuto da Giotto attraverso l’Italia del suo tempo, in circa quarant’anni di straordinaria attività. 

Si attraverseranno dapprima le sale in cui saranno esposte le opere giovanili: il frammento della Maestà della Vergine da Borgo San Lorenzo e l’altra Maestà della Vergine, da San Giorgio alla Costa, documentano il momento in cui il giovane Giotto era attivo tra Firenze e Assisi. Poi il nucleo dalla Badia fiorentina, con il polittico dell’Altar Maggiore, attorno al quale saranno ricomposti alcuni frammenti della decorazione affrescata che circondava lo stesso altare. La tavola con il Padre Eterno in trono proviene dalla Cappella degli Scrovegni e documenta la fase padovana del maestro. Segue poi lo straordinario gruppo che inizia dal polittico bifronte destinato alla cattedrale fiorentina di Santa Reparata, e che ha il suo punto d’arrivo nel polittico Stefaneschi, il capolavoro dipinto per l’altar maggiore della Basilica di San Pietro.

Il percorso espositivo si chiude con i dipinti della fase finale della carriera del maestro: il polittico di Bologna, che Giotto dipinse nel contesto del progetto di ritorno in Italia, a Bologna, della corte pontificia allora ad Avignone; e il polittico Baroncelli dall’omonima cappella di Santa Croce a Firenze, che nell’occasione della mostra verrà ricongiunto con la sua cuspide, raffigurante il Padre Eterno, conservata nel museo di San Diego in California.

Prestiti così straordinari si devono alla collaborazione lungimirante di istituzioni e proprietari ed al supporto scientifico e tecnico di molti uffici del Ministero dei Beni e delle Attività culturali e del Turismo. 

Grazie all’impiego di appropriate tecnologie e alla perizia di esperti, la mostra sarà completata dall'emozionante esperienza della visione ravvicinata dei dipinti murali che Giotto realizzò nella Cappella Peruzzi di Santa Croce a Firenze. Al ciclo, rovinatissimo per ridipinture e cattivi restauri, è stato infatti recentemente dedicato un progetto diretto dall'Opificio delle Pietre Dure di Firenze e sostenuto da I Tatti/Università di Harvard. 
L’intervento ha consentito di sottoporre gli affreschi a indagini innovative, in particolare tramite riprese fotografiche a ultravioletto, inconsuete per dipinti di questo tipo. È così apparso  un Giotto assolutamente non visibile ad occhio nudo, di una qualità altrimenti inimmaginabile. Finora solo pochi privilegiati ammessi a salire sui ponteggi della cappella avevano potuto fruire di questa esperienza eccezionale; offrirla ora al vasto pubblico della mostra e di Expo Milano 2015 significa anche rendere omaggio alla tradizione di eccellenza scientifica che l’Italia ha costruito, nel corso di molti decenni, nel campo del restauro, della conservazione e della conoscenza del suo patrimonio storico artistico.