Landi: “Un tavolo con Assolombarda e Unione del Commercio per promuovere il progetto”
Milano, 18 febbraio 2010 – In occasione della giornata dedicata alla promozione della salute sui luoghi di lavoro, che si è svolta mercoledì 17 febbraio, sono stati presentati i risultati di una ricerca dell’Ispesl (Istituto superiore per la sicurezza sul lavoro). Secondo questa ricerca il 43 per cento dei lavoratori italiani non sta affatto bene sul posto di lavoro ed è soggetto a disturbi fisici e psicologici correlati con l’attività lavorativa. Il “mal d’ufficio” colpisce oltre 10 milioni di persone per le quali il carico di lavoro (14 per cento) e fenomeni di prepotenza e discriminazione (quasi il 5 per cento) innescano un malessere più profondo. Tra questi, 2 milioni esprimono chiaramente una sfiducia verso il lavoro, che è diventato una minaccia alla propria salute. Lo stress si trasforma in malattia: disturbi gastrointestinali, depressione, insonnia.
“Questo è ormai il lato nascosto del lavoro – ha commentato l’assessore alla Salute Giampaolo Landi di Chiavenna – sempre più competitivo e sempre meno a dimensione d’uomo. I dati dell’Istituto superiore non fanno che confermare, purtroppo, i numeri e le percentuali, su scala europea, fornite dall’Inail e che noi denunciamo da tempo: le vittime di questa tipologia di stress in Europa sarebbero circa 40 milioni, con un costo per la collettività davvero impressionante. I giorni di lavoro perduti ogni anno sono il 50per cento, pari a circa 20 miliardi di euro”.
“Come se tutto ciò non bastasse – aggiunge l’assessore – sappiamo che a Milano è ormai diagnosticata anche una vera e propria sindrome da lavoro precario: rimuginare continuamente sul posto che non c’è, o che finirà insieme al contratto a scadenza; pensare notte e giorno alle incombenze da svolgere in ufficio, per apparire all’altezza del compito e scongiurare così il licenziamento. I sintomi sono sempre gli stessi: insonnia, mal di stomaco, depressione, disistima per se stessi”.
“È un fenomeno molto vasto – sottolinea Landi – dovuto evidentemente al fatto che Milano, motore dell’economia nazionale, è una grande metropoli, che produce eccellenza nel campo intellettuale, produttivo e finanziario, con una conseguente forte intensità dell’impegno professionale. Nella nostra città sono 47mila i professionisti in difficoltà. La flessibilità è uno strumento assai utile alle aziende per rendere meno rigido e più competitivo il sistema del lavoro. Ma deve comportare obblighi morali e sociali da parte degli imprenditori, perché non si trasformi in instabilità psicologica, soprattutto a carico delle nuove generazioni. Ritengo inoltre che un sano federalismo fiscale consentirebbe di allocare risorse tributarie utili a migliorare la quantità e la qualità del lavoro”.
“Come Assessorato alla Salute – annuncia Landi – dopo la positiva esperienza dello psicologo di quartiere, abbiamo deciso di aprire un tavolo con Assolombarda, Unione del Commercio, Ordine degli Psicologi e Manager Italia per potenziare la presenza degli psicologi all’interno delle aziende. Questo tipo di servizio è infatti ancora troppo poco diffuso. Nel periodo 2007-2008 solo il 14 per cento delle aziende lombarde si è avvalso di consulenze psicologiche. Credo che la crisi dovrebbe incoraggiare, e non penalizzare, la tutela della qualità dell’occupazione, compreso il benessere psico-fisico dei dipendenti che è un fattore determinante nel conseguimento degli obiettivi di risultato e della produttività. Voglio ricordare che è la stessa Comunità Europea ad attribuire alle politiche di attenzione e prevenzione della salute psicologica dei lavoratori un compito essenziale per combattere lo stress da lavoro e le patologie che derivano”.
“Il nostro progetto dello psicologo di quartiere –conclude l’assessore – ci ha del resto confermato l’urgenza di ampliare e rendere a volte più accessibili i servizi di assistenza psicologica. Molto si è letto sui giornali del drastico ridimensionamento delle spese dentistiche dovuto alla crisi, ma bisogna riflettere anche sul fatto che, in condizioni economiche difficili, per moltissime persone sofferenti le cure psicologiche di lungo periodo sono insostenibili, soprattutto se fornite da specialisti privati. Questi dati suggeriscono ancora una volta l’importanza della prevenzione: la diagnosi precoce è fondamentale, anche quando in discussione c’è un malessere maturato in ufficio o l’angoscia per un lavoro che appare un sogno impossibile e remoto”.