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La nostra storia


Dalla fondazione alla Seconda Guerra Mondiale

"Alla Generosa Milano, mia patria d'adozione, dono, con animo riconoscente, il Planetario." -- Ulrico Hoepli, maggio 1930

Il Civico Planetario "Ulrico Hoepli" fu inaugurato il 20 maggio 1930. Donato il 10 luglio 1929 alla città di Milano da Ulrico Hoepli, si trattava del secondo Planetario costruito in Italia: nel 1928 era stato inaugurato quello di Roma, che ebbe però vita travagliata ed un'attività saltuaria; da parecchi anni è definitivamente chiuso.

Fondatore dell'omonima casa editrice specializzata in pubblicazioni tecnico-scientifiche, Ulrico Hoepli (1847-1935) era nativo della Svizzera tedesca e milanese d'adozione. L'attenzione di Hoepli per l'astronomia non era certo casuale od occasionale. Già da anni Hoepli pubblicava i lavori dell'Osservatorio Astronomico di Brera e nel 1929 aveva iniziato la pubblicazione delle opere del celebre astronomo Giovanni Virginio Schiaparelli. Presso Hoepli uscirono anche negli anni '30 e '40 numerosi libri di divulgazione, che furono ristampati più volte dopo la guerra e costituirono le prime decisive letture di tanti amanti del cielo per alcuni decenni.

Il Planetario in costruzione
Ulrico Hoepli (1847-1935)
10 maggio 1930: inaugurazione del Planetario
Il Planetario in costruzione. Ulrico Hoepli è il secondo da destra nel gruppo di persone davanti all'ingresso, Piero Portaluppi il primo a sinistra (Archivio Fondazione Piero Portaluppi; Milano - www.portaluppi.org)
Ulrico Hoepli (1847-1935), l'editore che donò il Planetario alla città di Milano (Archivio Hoepli)
20 maggio 1930: inaugurazione del Planetario alla presenza di Benito Mussolini (Archivio Hoepli)

L'edificio del Planetario fu progettato in stile neoclassico dall'architetto Piero Portaluppi (1888-1967), autore di alcuni importanti progetti nella Lombardia del tempo, e sorse in un'area dei giardini pubblici di Porta Venezia offerta dal Comune di Milano. Egli motivò così la scelta del luogo (da il planetario di milano, 15 maggio 1930):

    Non era troppo facile cosa trovare in Milano la località adatta per costruirvi un Planetario, una località che fosse inclusa nell'organismo della metropoli e in pari tempo appartata; scoprire quasi una zona di raccoglimento ai margini stessi della vita cittadina che mettesse in grado chiunque, non importa di quale classe sociale, di dimenticare per poco la febbre che spinge ciascuno di noi alla rincorsa folle di un suo particolare tormento e di lanciare il proprio pensiero, senza eccessivi sforzi della fantasia e nella più riposante tranquillità, in scorribande incommensurabili dietro il pellegrinare delle stelle.

    E il problema ci sembra risolto con la scelta di quel tratto di pubblico giardino folto di alberi posto verso Corso Venezia tra papà Stoppani [il fondatore dell'attiguo Museo di Storia Naturale] e l'erma di Mosè Bianchi; nel centro stesso di Milano, a due passi da un'arteria ampia e rumorosa in mezzo alla folla, e pur solitaria sotto la volta verdeggiante degli ippocastani antichi, si eleva la volta ridotta dei cieli.


L'edificio era attrezzato con uno strumento planetario Zeiss modello II, che proiettava l'immagine del cielo stellato sullo schermo costituito dal rivestimento interno in tela dell'intera cupola. Nella sala circolare alla base della cupola, del diametro di quasi 20 metri, potevano assistere alle proiezioni circa 320 persone.

Il Planetario e l'ambiente astronomico milanese

La costruzione del Planetario giunse alla fine di un decennio particolarmente importante per l'astronomia milanese. L'Osservatorio di Brera si era sviluppato dotandosi finalmente di una succursale fuori Milano, a Merate in Brianza; questa era assolutamente necessaria per poter compiere quelle osservazioni dettagliate nel campo dell'astrofisica rese estremamente difficili e in qualche caso impossibili dalla situazione di "inquinamento luminoso" del cielo cittadino. L'osservatorio aveva più di un secolo e mezzo di vita (iniziò l'attività attorno al 1765) e in molti periodi della sua storia aveva svolto lavori particolarmente importanti, soprattutto verso la fine del '700 con Barnaba Oriani e nella seconda metà dell'800 con Giovanni Virginio Schiaparelli, che ne fu direttore dal 1862 al 1900.

Già nella prima metà dell'800 l'allora direttore dell'osservatorio Francesco Carlini aveva sottolineato la necessità di una sede fuori Milano: il palazzo di Brera, presso cui aveva e ha sede tuttora, si trovava circondato da una città sempre più estesa, con le sue luci e il fumo dei camini. La succursale doveva essere attrezzata con strumenti tedeschi inviati in Italia in conto riparazione danni di guerra, uno dei capitoli del trattato di Versailles stipulato alla fine della prima guerra mondiale. Iniziarono così i contatti con la Zeiss, che inviò un telescopio riflettore da un metro di apertura, il maggiore allora in Italia, l'ultimo e più importante fra gli strumenti giunti in base a quegli accordi; in questa occasione la casa tedesca trovò il modo di presentare anche i suoi planetari, con un buon fiuto commerciale.

L'attività dell'Istituto fun ben accolta dall'ambiente milanese e l'offerta culturale venne presto ampliata con l'acquisto, nel 1937, di un proiettore da 35 mm per la diffusione di filmati e documentari scientifici.

L'attività e l'organizzazione dell'Istituto

Le attività di didattica e divulgazione scientifica iniziarono il 14 giugno 1930 con una conferenza dal titolo La volta stellata tenuta dall'astronomo Cesare Lombardi. Lombardi era stato delegato alla cura dell'attività del nuovo Istituto dall'allora direttore dell'Osservatorio di Brera Emilio Bianchi. Una convenzione del 1929 stabiliva infatti che la direzione scientifica fosse affidata al direttore dell'osservatorio o a un suo delegato, mentre la gestione amministrativa fosse a carico del Comune di Milano.

Il direttore stipendiato Lombardi, con la preparazione scientifica indispensabile per svolgere lezioni e conferenze, poteva essere sostituito da uno o più assistenti retribuiti a gettone, i quali dovevano superare un esame di fronte a una commissione presieduta dal direttore dell'Osservatorio di Brera. L'organico comprendeva inoltre un tecnico meccanico, che doveva essere presente alle lezioni e curare la manutenzione dello strumento planetario, e il custode Aldo Venturi.

Nel primo anno di attività, il Planetario realizzò 109 conferenze per un totale di 23.508 spettatori. Fra le manifestazioni del secondo anno di attività sono da ricordare i cicli di conferenze di astronomia dantesca che affascinarono e suscitarono un forte interesse nel pubblico. Erano tenuti da Fede Paronelli, la quale coniugava interessi astronomici ben coltivati con la sua formazione umanistica. In questo secondo anno le conferenze svolte furono 305, alle quali assistettero 48.006 spettatori.

La Seconda Guerra Mondiale

La Seconda Guerra Mondiale interruppe l'attività del Planetario. Il precipitare della situazione politica e bellica, e l'inizio della fase più intensa dei bombardamenti su Milano, spinsero l'allora custode Venturi a mettere al riparo il planetario da danneggiamenti o requisizioni. Venturi smontò clandestinamente lo strumento e nascose l'ingombrante materiale nella chiesa del manicomio di Limbiate, poco fuori Milano.

Per apprezzare lo spirito di iniziativa e il coraggio di Venturi in questa circostanza è utile ricordare che le truppe di occupazione tedesche erano di stanza nella vicina piazza di Santa Francesca Romana, a poche centinaia di metri dal Planetario. Per la sua opera a favore dell'Istituto, ad Aldo Venturi venne in seguito conferita l'onorificenza di Cavaliere della Repubblica..

I timori di Venturi si rivelarono fondati. Durante il bombardamento dell'agosto 1943 la cupola del planetario venne danneggiata da uno spezzone incendiario. L'incendio, spento grazie all'intervento tempestivo di Venturi, bruciò in parte anche lo schermo di proiezione.in tela.

Dal dopoguerra all'installazione del nuovo planetario nel 1968

Dopo alcuni lavori per riparare alla meglio i danni causati dai bombardamenti, il Planetario riaprì al pubblico il 19 aprile 1949. In quel difficile periodo l'attenzione dei milanesi, impegnati nel processo di ricostruzione della città e del paese, fu comprensibilmente piuttosto scarsa. Il Planetario rimase per qualche tempo senza una vera guida e Venturi fu l'unico dipendente comunale presente nell'Istituto.

Con la disponibilità di nuove risorse, il Planetario rimase chiuso dal 15 luglio 1954 al 17 novembre 1956 per l'esecuzione di estesi lavori di rimodernamento. In particolare, la tela che fungeva da schermo di proiezione venne sostituita dall'attuale rivestimento di pannelli metallici che, alla base della cupola, riproducono le sagome degli edifici della città visti all'orizzonte. Per questa modifca della cupola, Venturi era stato inviato a Parigi, dall'Ufficio Tecnico comunale, allo scopo di studiare la soluzione analoga adottata nell'unico Planetario allora esistente in quella città.

In questo periodo venivano proiettati, in coda alle conferenze, filmati scientifici provenienti dall'Istituo Luce o dall'U.S.I.S. Le affluenze medie, ogni anno, si aggiravano intorno alle 60-70.000 presenze.

Le missioni spaziali degli anni '60 favorirono l'interesse del pubblico per le attività dell'Istituto. Nel 1968 il vecchio planetario Zeiss modello II fu sostituito da un più moderno modello IV dello stesso costruttore, ancora oggi in funzione. Negli ultimi anni di attività, Venturi apportò una serie di modifiche alla postazione di comando dello strumento per ottenere effetti di luce speciali.

Partendo dalle mansioni più umili, Venturi raggiunse l'incarico di conservatore, il massimo grado previsto dagli organici dell'Istituto. Per quarant'anni, dal 1933 al 1973, seppe difenderlo e sostenerlo. Il Planetario è stato letteralmente la sua casa: vi ha vissuto con la sua famiglia nei locali attualmente occupati dagli uffici amministrativi.

Veduta del Planetario prima del 1954
7 dicembre 1968: conferenza inaugurale del nuovo proiettore Zeiss IV
Veduta del Planetario nei primi anni di attività (Archivio Fondazione Piero Portaluppi; Milano - www.portaluppi.org)
7 dicembre 1968: conferenza inaugurale del nuovo proiettore Zeiss IV alla presenza di Amintore Fanfani (Archivio Hoepli)

Dallo sbarco umano sulla Luna del 1969 in poi

Nel 1969 il Planetario, rinnovato nelle attrezzature, fu in grado di affrontare l'enorme interesse per l'astronomia suscitato dal primo sbarco umano sulla Luna. Il Planetario trasmise nel 1969, in esclusiva per l'Italia, il filmato dello sbarco dell'uomo sulla Luna. In questo periodo il pubblico arrivò a superare le 150.000 presenze all'anno.

Sull'onda di questi rinnovati interessi per la scienza e la tecnologia si intensificò, negli anni '70, il dibattito sulla didattica e sulla divulgazione scientifica, nel quale il Planetario fu coinvolto in modo specifico per i suoi fini istituzionali. Proprio qui si tenne, nel 1975, il convegno della Società Astronomica Italiana sul tema Problemi didattici e metodologici dell'insegnamento dell'astronomia.

Si intensificò inoltre l'attività rivolta alle scuole, nella quale vennero impiegati nuovi conferenzieri. Contemporaneamente il Planetario aderì alle iniziative del Comune di Milano sull'aggiornamento culturale e la divulgazione scientifica realizzati nei programmi di Milano per voi. Sempre nel 1975 vennero tenute conferenze di astronomia nautica in collaborazione con la Scuola Navale di Milano.

Il Planetario cominciò occasionalmente a svolgere conferenze di ospiti, tra i quali astronomi e ricercatori italiani e stranieri. I suoi responsabili, inoltre, iniziarono a rappresentare il Planetario di Milano ai convegni internazionali di Istituti simili.

L'attività proseguì fino a quando, fra il 1978 e il 1980, la necessità di adeguare l'edificio a nuove norme sulle sicurezza dei locali pubblici rese necessaria la chiusura per lavori ad alcuni impianti.

La "nuova era" del Planetario

La "nuova era" del Planetario iniziò con la sua aggregazione al Museo Civico di Storia Naturale, nel 1980, e con l'arrivo di nuovi conferenzieri. La programmazione, per iniziativa del coordinatore dell'attività scientifica Mario Cavedon, delegato dall'allora direttore del museo Giovanni Pinna, venne arricchita e in parte modificata, spostando al pomeriggio le conferenze del sabato sera.

Nella seconda metà degli anni '80 il Planetario iniziò un programma duraturo di intervento anche al di fuori delle mura dell'Istituto, prima sotto l'egida dell'iniziativa Scuole al museo della Ripartizione Educazione del Comune, e poi autonomamente, con il progetto Astrolabio, un laboratorio itinerante di astronomia di base portato in alcune scuole elementari di Milano e dell'hinterland. Lo staff dei conferenzieri si attestò intorno alla decina di persone, con "arruolamento" di laureandi e neolaureati, prevalentemente in Fisica.

Mario Cavedon e Aldo Venturi
La sala del Planetario alla fine degli anni '80
Mario Cavedon (sinistra) e Aldo Venturi (destra) presso la postazione di comando del planetario in una conferenza alla fine degli anni '60 (archivio Cavedon)
La sala del Planetario (in primo piano la postazione di comando) negli anni '80, prima dell'installazione del sistema multimediale

La diffusione delle tecnologie informatiche degli anni '80 offrì l'opportunità di ampliare le potenzialità del planetario. Dalla fine degli anni '80, il Planetario iniziò a dotarsi di nuovi sistemi di elaborazione e proiezione di immagini e di un impianto audio, sulla linea di quanto accadeva in analoghe strutture straniere. Diversamente però da queste, dove spesso vengono presentati programmi automatici e registrati, il Planetario di Milano persegue ancora oggi la filosofia del conferenziere "dal vivo" che, pur sacrificando qualcosa in termini di spettacolarità, consente di offrire una programmazione estremamente variata e un contatto reale con il pubblico.

Nel 1990, allo strumento planetario venne affiancato un primo sistema di proiezione multimediale. Era costituito da due videoproiettori, controllati da un personal computer attrezzato con lettori di laser disc, che proiettavano immagini e animazioni su due zone opposte della cupola.

L'affluenza media dei visitatori, negli anni '90, si attestò intorno alle 100.000 unità, anche a causa del fatto che, nel corso delle lezioni scolastiche, la platea iniziò ad essere volontariamente "limitata" a circa 200 persone, per un migliore coinvolgimento didattico degli studenti.

Negli ultimi anni, la sala del Planetario è stata inoltre aperta a manifestazioni culturali di varia natura, sempre di alto profilo, come spettacoli teatrali e musicali, contaminazioni di Arte, Letteratura e Astronomia, cicli di conferenze a tema, seminari scientifici. Dal 1999 sono state effettuate conferenze aperte anche al pubblico sordo, con traduzione simultanea in Lingua dei Segni e soluzioni tecnologiche all'avanguardia nel mondo.

Nel 1999 la conduzione scientifica dell'Istituto venne affidata a una figura stabile del Comune di Milano, il Conservatore del Planetario, incarico attualmente ricoperto da Fabio Peri.

Dal 1999 iniziò un'opera di potenziamento e aggiornamento del sistema multimediale che continua ancora oggi. Vennero installati nuovi computer, videoproiettori e altre attrezzature. L'Istituto commissionò inoltre la realizzazione di software di controllo del sistema multimediale sviluppato appositamente per le esigenze del Planetario. L'acquisizione più recente è un proiettore laser per effetti speciali.

Oggi il Planetario di Milano è il più grande esistente in Italia e quello con l'attività più intensa (oltre 100.000 presenze all'anno). Nei suoi oltre settant'anni di storia è stato visitato da un pubblico complessivo valutabile in circa 5 milioni di persone.

Il Comune di Milano ha allo studio un progetto per la sostituzione dello strumento planetario con uno più moderno, adatto a soddisfare le esigenze di spettacolarità e cultura scientifica del terzo millennio.

 
   
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