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    Il progetto originario


    La scelta del sito


    L'edificio sorge tra il 1931 ed il 1933 su iniziativa della Fondazione Bernocchi, costituita dal Sen.G. De Capitani d'Arzago a cui il Sen.
    Antonio Bernocchi aveva affidato un lascito per la costruzione di un grande Palazzo per le Arti ed al quale successivamente si aggiunse un mutuo offerto dal fratello Andrea Bernocchi. E' lo stesso De Capitani ad incaricare del progetto l'architetto Giovanni Muzio.
    La scelta del sito è difficile, ma da effettuarsi in ogni caso all'interno del Parco Sempione principalmente per due motivi: per la sua centralità e perché di proprietà comunale.
    Inizialmente viene scelta un'area adiacente a Via Paleocapa, ma in seguito ai numerosi sopralluoghi lo stesso Muzio individua una seconda posizione, quella attuale, più indicata della precedente.
    Muzio sceglie per il Palazzo una posizione in asse con l'Arena in direzione sud-ovest in modo da farlo diventare il quarto polo di un sistema monumentale composto dal Castello Sforzesco, dall'Arco della Pace e dall'Arena, il parco al centro.
    Secondo Muzio si stabiliva così un equilibrio anche con il parco, il quale sarebbe stato valorizzato ed avrebbe preso vita.

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    La prima stesura



    Muzio stende un primo progetto dove fissa gli orientamenti e gli elementi fondanti di un palazzo destinato ad accogliere tutte le manifestazioni d'arte e di cultura e non solo la sede della Triennale.
    Questa prima versione prevede una pianta rettangolare con alcuni aggetti e rientranze disposti simmetricamente sui prospetti.
    Sul fronte principale dispone un volume di ingresso, più alto di un piano rispetto al restante corpo di fabbrica, imponente per dimensioni ma alleggerito dai grandi archi, quelli laterali su due livelli e quello centrale a doppia altezza per il passaggio del pubblico, che saranno elemento fortemente caratterizzante del progetto anche nella sua successiva revisione.
    Sul lato opposto, affacciata sul parco, Muzio prevede una grande terrazza semicircolare ad uso del caffè, staccata dal corpo dell'edificio ma collegata ad esso tramite un porticato e servita da due rampe di scale.
    In planimetria l'edificio presenta al piano terra un blocco di uffici diviso in due dall'ingresso, attraversato il quale si accede direttamente ad un grande vestibolo centrale dal quale si dipartono i percorsi per le sale espositive, disposte lungo il perimetro, lo scalone che porta al piano superiore e il collegamento con la terrazza sul retro.
    Al piano superiore si trovano altri servizi ed uffici ed ancora sale di esposizione poste lungo il perimetro.
    Al centro un grande salone d'onore di fronte al quale sbarca lo scalone proveniente dal piano sottostante.




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    Il progetto realizzato




    Lo scalone cambia posto e orientamento rispetto alla prima stesura del progetto, liberando la visuale dall'interno verso il parco e stabilendo un forte dialogo con il prospicente impluvium.
    Il primo piano è invece interamente adibito a sale per esposizione compreso il grande salone d'onore destinato alle cerimonie, che si affaccia sulla terrazza sopra il portico a est.
    Muzio affronta il tema spaziale con un approccio funzionalista anche se all'interno di una pianta fortemente simmetrica ed ispirata ai modelli classici; non si attiene tuttavia a rigidi statuti, così come accadeva alle avanguardie razionaliste contemporanee.
    Muzio stesso dice:
    ... " C'è certamente un rapporto con la tradizione storica dell'architettura, ciò fa parte del sangue, non è un'ideologia ... Io sono assolutamente un artigiano pragmatista per il quale le cose vengono perché devono venire e non perché c'è un presupposto. Nel mio lavoro esiste sì un razionalismo, cioè una ragionevolezza delle soluzioni, ma non è un modo di fare predisposto, prefissato e preordinato. Quindi il rapporto fra l'architetto e la cultura storica non è casuale, non è una scelta arbitraria: per me è un fatto quasi istintivo "...
    Nel progetto del Palazzo risiede il tentativo di fare architettura con un linguaggio industriale, sfruttando gli studi sull'ottimizzazione e sulla distribuzione della luce naturale, oltre che , al di fuori degli spazi di rappresentanza, l'essenzialità degli ambienti, la poesia delle pareti nude, il delicato rapporto tra spazi interni e spazi esterni.
    Si avvale dell'ingegnere O. Hoffman per la risoluzione delle problematiche strutturali dovute alle grandi altezze unitamente alle grandi luci, ai notevoli sovraccarichi che garantiscano la possibilità di accogliere qualsiasi tipo di allestimento e mostra, alla riduzione al minimo delle strutture verticali sia in termini di numero sia in termini dimensionali. Sfrutta al medesimo tempo le strutture orizzontali per stabilire volta per volta un ritmo in copertura nelle sale, generare delle orditure incrociate come accade nel ristorante, nell' impluvium o nel foyer al piano seminterrato. Per i saloni espositivi al primo piano fa realizzare delle travi trattate in modo che nessuna nervatura sia visibile dall'interno, a sostegno degli shed introdotti per raggiungere la migliore qualità luminosa possibile.



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    La luce e i materiali




    L'illuminazione naturale degli interni, in termini di generosità ed uniformità, è uno dei parametri di riferimento che influenzano maggiormente il disegno delle aperture sui prospetti e non solo, poichè il progettista ricorre a diversi prodigi architettonici per immettere luce da più punti anche negli ambienti a piano terra. Di questi prodigi quello forse più originale è adottato nelle sale espositive al piano terreno. Le pareti perimetrali sono infatti illuminate da finestroni alti, al sommo degli ambienti, dove però risvoltano zenitalmente in altrettante porzioni di soffitto luminoso realizzate in vetrocemento. Il risultato è che ad un metro e mezzo dal pavimento tutte le pareti sono ugualmente illuminate nonostante la sorgente luminosa sia laterale. Il soffitto luminoso verso il giardino ha permesso di ricavare un loggiato perimetrale ad archi, con effetto chiaroscurale nuovo ed indipendente, un rapporto nuovo tra masse murarie, cortina e struttura. La progettazione secondo Muzio è sempre unitaria e non può essere settoriale: non può pensare ad una forma se non per la sua funzione e per i materiali da impiegare. Il progetto è un lungo e faticoso lavoro di approssimazione ad una soluzione che non si raggiunge mai. Alcune scelte sono però chiare sin dall'inizio, scelte innovative ed introduzioni pionieristiche per il panorama edilizio italiano dell'epoca come l'impiego del clinker, usato non solo come elemento linguistico bensì costruttivo e portante. Il mattone nel suo impiego ha dunque un duplice contenuto: un legame con la tradizione costruttiva del nostro paese e un riferimento dialettico con il vicino Castello Sforzesco da una parte, l'introduzione di un materiale, il clinker, che non appartiene alla medesima tradizione costruttiva, utilizzato con funzione strutturale ma con intento di rivestimento dall'altra.
    La pietra è il materiale usato in alternanza al clinker, andando a rivestire soprattutto i volumi in aggetto quali il corpo di ingresso, in granito rosa di Baveno, ed il porticato sul retro con terrazza. Gli archi fuori scala si alleggeriscono improvvisamente creando un gioco di piani con la facciata retrostante, dissolta anch'essa dai leggeri serramenti in ferro e cristallo. All'interno Muzio persegue coerentemente le scelte intraprese per gli esterni: sceglie materiali e finiture pregiati alternati ad altri più innovativi. Marmo bianco di Lasa e campo in mosaico per il pavimento del vestibolo al piano terreno, rivestimento in litoceramica per l'impluvium ed il cortile interno, pavimentazione in tavolette di rovere su sottofondo ligneo per le sale esposizione, sempre al piano terreno. Lo scalone centrale a tre rampe ha gradini interamente realizzati in massello di pietra d'Istria e parapetto in rame, mentre le pavimentazioni al primo piano proseguono parte in marmo parte in linoleum, posati su sottofondi isolanti. Per la terrazza sul porticato si usa ancora il marmo, questa volta un marmo cipollino verde mentre le riquadrature delle porte vengono realizzate in granito della val Masino.

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