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    Il museo del Design in Italia


    Come fare un museo del design in Italia?
    di Peter Greenaway e Italo Rota Exhibition Design























     

    In generale i Musei di Design consistono in una lunga successione di oggetti e di stili; ma le motivazioni profonde che sono all’origine di quegli oggetti e di quegli stili, rimangono sempre in secondo piano rispetto alle vicende dell’Arte e dell’Architettura.

    Riuscite a immaginare un film su Chicago senza una pistola, un telefono o un’automobile? Riuscite a immaginare un dramma di Shakespeare senza un teschio, un fioretto e un arazzo? Si può rappresentare l’Otello di Shakespeare senza il fazzoletto di Desdemona? Otello è ambientato a Venezia. Shakespeare ha ambientato i suoi drammi più belli in Italia. E si sa da dove venivano i gangster di Chicago.

    L’oggetto di scena, il materiale da rappresentazione teatrale, l’artefatto, l’oggetto significante. L’oggetto che crea azione, contesto, senso, scambio, stimolo immaginativo, desiderio, simbolo, metamorfosi. E negli ultimi cinquant’anni la maggior parte di questi oggetti, prodotti materiali, artefatti che creano senso, sensazioni e desiderio sono arrivati dall’Italia.

    Si potrebbe obiettare: perché parliamo solo degli ultimi cinquant’anni? Perché non gli ultimi duemila anni? Bene, se dicessimo così, faremmo ingelosire tutto il resto del mondo, e l’invidia, come diceva Livio, è un’emozione distruttiva e corrosiva.

    Mettiamo insieme un oggetto e un nome del design italiano e la scena si fa più chiara – Olivetti, Lambretta, Vespa… Tali oggetti di design significano stili di vita desiderabili, standard di eccellenza nella qualità di vita e contesti molto speciali. Nessun oggetto o artefatto è un’isola, potremmo parafrasare John Donne dicendo “Nessun uomo è un’isola”. Nessun oggetto è un’isola. Né nella storia né nella geografia. Quindi tanti di questi oggetti hanno antenati e una certa provenienza, esistevano sedie e tavoli e letti e bikini nella Roma Imperiale. Esistevano lampade e carri con ruote a Pompei, c’erano vasi e vetri a Venezia. C’erano pure sedie e sgabelli nella Divina Commedia di Dante a Firenze nel 1300; c’erano sedie nella Cena ad Emmaus di Caravaggio, c’erano sedie nella Dolce Vita di Fellini nel 1959, ci sono sedie negli uffici della Fiat a Torino nel 2007. Oggetti che creano senso in letteratura e nella pittura, nel cinema e nel mondo del business. Tali oggetti possiedono un significato nel contesto di celebri accadimenti storici quanto in celebri finzioni artistiche. Pensiamo all’enigma degli oggetti in Carpaccio e in Crevalcore, in Caravaggio, in Crivelli, in Canaletto, in Cellini e in De Chirico, in Carracci e Correggio – solo per citare i celebri artisti italiani il cui cognome inizia con la lettera C.

    Al Museo del Design della Triennale di Milano del 2007 vogliamo presentare gli oggetti più carichi di senso del design italiano del XX secolo nel contesto della storia e della cultura italiana. Un museo che parla di oggetti senza molti oggetti, poiché il contesto dell’oggetto è rilevante tanto quanto l’oggetto stesso. Possiamo realizzare tutto questo oggigiorno con massima economia di mezzi rispetto al passato, tramite le potenzialità dei nuovissimi strumenti tecnologici che sono essi stessi una straordinaria evocativa testimonianza e rappresentano la pratica quotidiana della nostra visual information age.

    Vogliamo proporvi quindi un museo/installazione dell’era dell’informazione visiva. Il nostro obbiettivo è quello di creare un’esposizione auto-riflessiva che faccia vedere il significato degli oggetti del design nell’ambiente originale della loro stessa orgogliosa progettazione; gli oggetti dovranno mostrare la fierezza della loro esistenza – dato che la mente umana richiede e insiste sempre sulla novità – ma anche quella di appartenere al celebrato club degli altri oggetti di design, poiché questo significa solidarietà, rispetto e continuità con il passato.

    Vogliamo fare questo con eleganza, ma anche giubilo ed esuberanza – ben sapendo che queste caratteristiche spesso gridate con enfasi e autocompiacimento – e perché no? “Non nascondere la tua luce dietro un mucchio” – Esodo. “Squilli una tromba per ogni vittoria ben conquistata” – Ettore. “Sii valoroso e fai squillare la tua tromba” – Garibaldi. “Mulini, vele, trombe e ambizioni hanno bisogno del vento favorevole” – Beaumarchais.

    Dunque un museo di oggetti che non sia una semplice esposizione di oggetti, creata con strumenti moderni, poiché il contesto dell’oggetto parla più forte dell’oggetto.

    Cento oggetti significativi dell’Italia contemporanea offerti a voi in modo tale che l’oggetto numero centouno sia il museo stesso.

     
       
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