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    Il progetto attuale


    Il progetto attuale





    Se nella prima fase il progetto di ristrutturazione di Michele De Lucchi riguardava gli spazi di accesso alla Triennale, e proseguiva conl'intervento al piano parco dell'edificio recuperando funzionalmente e qualitativamente quegli ambienti di attuale pertinenza della Triennale da destinarsi a Centro di Documentazione e Archivio, con il progetto del Museo del Design si completa idealmente la sequenza di interventi per raggiungere infine l'obiettivo che da venticinque anni la Triennale di Milano si prefiggeva. Il progetto di De Lucchi considera come prioritaria la definizione dell'ingresso, provenendo dall'atrio. Qui lo spazio si apre verso l'alto e sia visivamente sia funzionalmente si può accedere al piano principale di esposizione. In questo punto viene sviluppato il progetto che segna, con un grande portale in acciaio e vetro, l'ingresso al Museo del Design. Per raggiungere l'ingresso si percorre dal piano primo, una passerella sospesa, con una luce libera di circa 12 metri, che parte in prossimità della balaustra in marmo e sbarca al piano del Museo, a una quota di circa 40 cm superiore a quella di partenza.
    Questa passerella è realizzata con una struttura in acciaio ed é rifinita con parapetti in cristallo e rivestita con un assito orizzontale in legno di rovere, richiamandosi esplicitamente al tema formale e ai materiali ipotizzati per il portale del Museo. Il riferimento è anche ad altri elementi presenti nell'edificio. In particolare alla scala esterna, inclusa nell'ala sud del triportico, che dal Triennale Lab si raccorda con il piano parco e con la palizzata che delimita, verso nord, il confine visivo e funzionale con il vicino locale notturno. Nella vista dall'atrio, il portale diventa, se correttamente illuminato, una vera e propria vetrina che permette sia di evidenziare con una grande insegna la collocazione del Museo, sia di rendere visibili eventuali oggetti che stabilmente o a rotazione, possono essere presentati nel retro della vetrina stessa.

    La zona a sud, comprendente l'emiciclo e i lati verso il viale Alemagna e il parco, è quella riservata al Museo del Design. L'intervento, oltre a una completa revisione e adeguamento degli impianti elettrici e meccanici, si è concentrato sull'allargamento, anche se modesto, dello spazio utile di pavimento, rimuovendo i rivestimenti in spessore realizzati in cartongesso che sono stati aggiunti nel corso di questi anni. La rivisitazione del pavimento, che viene previsto in parquet industriale verniciato con una resina polimerica in grigio chiaro, è ben illuminato da una serie di lampade, parzialmente orientabili, posizionate a soffitto e nascoste all'interno del rivestimento in cartongesso e mantendo l'originaria sequenza degli shed impostata dal progetto di Muzio. E' prevista anche la rimozione delle protezioni oscuranti delle finestre a perimetro dell'edificio e sugli shed, sostituita da una tenda mobile su rullo che permetta di regolare l'illuminazione naturale secondo le necessità espositive. L'impostazione complessiva del progetto riqualifica dunque lo spazio progettato da Muzio, garantendo una neutralità senza perdere in caratterizzazione e definizione dello spazio. Le scelte dei corpi illuminanti riprendono quanto già utilizzato nell'ingresso, con degli elementi cilindrici bianchi, sostenuti al controsoffitto. L'ingresso al piano del Museo può essere previsto anche, per ragioni funzionali e di sicurezza, a lato del Salone d'Onore. L'uscita è posta invece in corrispondenza degli spazi di servizio al Museo (materiali in transito, laboratorio, disimpegno montacarichi). Visto nell'insieme, il progetto di De Lucchi completa e interviene in ogni aspetto del piano del Museo, recuperando il senso originario dello spazio espositivo, con un intervento qualificante laddove si rende necessario rendere visibile una trasformazione della funzione da salone per esposizioni a Museo del Design. E questo avviene attraverso due segni che pur modificando l'impatto visivo dello scalone, non stravolgono quanto realizzato da Muzio, ma lo integrano secondo la vocazione di "museum in progress" che caratterizza il Palazzo dell'Arte dalla fondazione a oggi.

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    Il Museo del Design











    Un museo del design a Milano assume un significato particolare facendo riferimento all'importanza che la città ha rivestito nella storia del design italiano negli ultimi cinquant'anni: il Museo del Design a Milano è il "Museo del Design" in quanto Milano rappresenta per tutto il mondo il luogo di riferimento riconosciuto per le manifestazioni più significative, le aziende più importanti, i nomi più noti di architetti e designer, le fiere, le mostre, le riviste e il dibattito culturale.
    C'è grande aspettativa per un Museo del Design e da tanti anni si parla di definire un luogo e una sede adatta, aspettativa particolarmente sentita oggi non solo in chiave celebrativa ma anche e soprattutto per il bisogno di stimolare e rivitalizzare il settore. Il Palazzo dell'Arte al Parco è un polo espositivo realizzato esclusivamente per il design ed è di conseguenza la sede ideale per realizzare questo museo ma pone dei problemi e pretende delle soluzioni; in particolare non tutto il palazzo può essere destinato a questo scopo e altre esposizioni e mostre realizzate negli spazi della Triennale devono mantenere una identità separata. E' questo in effetti il nodo cruciale: dare identità indipendente e autonoma ad un Museo allestito all'interno della Triennale.

    E' stata destinata per il Museo del design tutta l'ala curvilinea ad Est che appare appropriata essendo svincolata dagli altri settori espositivi del palazzo: vi si accede dal grande scalone centrale ed è un'area ben definita e ben allestibile allo scopo. L'assetto base è stato definito con chiarezza ed è prevista un'area per mostre temporanee di ritmo frequente e un vasto atrio per manifestazioni temporanee e ricevimenti serali: tutta la grande sala curva sarà poi il Museo vero e proprio di cui si prevedono aggiornamenti espositivi annuali. Ma l'intero Museo trova carattere e personalità solo se sarà dotato di una facciata di immediata riconoscibiltà e di inequivocabile presenza all'interno di un contesto dove mostre ed esposizioni di diversa natura tenderanno a richiamare continuamente la pubblica attenzione.

    La grande vetrina e il percorso attraverso il ponte sopra lo scalone nascono da questa necessità: la vetrina è un luogo di attrazione predisposto per continui aggiornamenti e per presentare prodotti ed oggetti verosimilmente destinati al mercato delle merce e delle idee, il ponte è un elemento di sorpresa che anche metaforicamente definisce la distanza tra il mondo del "consumo" e quello della "conservazione". La vetrina si integra con grande immediatezza nelle strutture edili dell'architetto Giovanni Muzio e permette di riacquisire l'ariosità e la spazialità della scala monumentale, effetto da molto tempo compromesso dalla presenza della parete a casellario : inoltre lo scalone riacquisisce quello splendore e quella qualità architettonica che le sono proprie e che sono enfatizzate dalla presenza della nuova passerella che, se pur temporanea, inserisce il necessario elemento di confronto proporzionale. La passerella è studiata infatti per essere facilmente rimossa e tutto l'intervento anche nei punti di attracco è studiato per rendere l'intero intervento reversibile. Il ponte è appeso sulla soletta del piano di sbarco delle scale per il cui aggancio è necessario rimuovere parti della balaustra e del parapetto che saranno appositamente conservati per il ripristino. La soluzione di ancoraggio del ponte alla struttura dell'edificio si risolve in grande semplicità con sedici bulloni da un lato e dodici dall'altro. La struttura del ponte è realizzata con quattro travi reticolari affiancate e parallele che coprono l'intera luce sovrastante lo scalone. Le travi verranno poi collegate tra di loro con delle controventature in profili d'acciaio imbullonate e ad esse verranno poi connesse direttamente o tramite apposite sottostrutture sia il rivestimento in listelli di rovere maschiato e trattato con olio minerale, sia le lastre di vetro extralucido in spessore 10+10 mm. che definiscono anche i parapetti. E' interessante segnalare che il rivestimento in rovere circoscrive interamente la struttura in acciaio del ponte, a formare visivamente un unico elemento statico, chiaramente individuato all'interno dello spazio dello scalone.

    L'appoggio del ponte è realizzato con due profili in acciaio saldati a "U" rovescia, fissati alle travi della struttura esistente. Nel lato verso il portale del Museo del Design questo appoggio è realizzato tramite carrelli per attenuare l'effetto del momento della struttura sulla trave stessa. La struttura ottenuta con questi accorgimenti di disegno è estremamente rigida e riduce al minimo la freccia anche in presenza dei carichi massimi ammissibili, e con essa anche l'effetto di ondeggiamento che spesso inquieta il passaggio delle persone.









































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